Travolto e ucciso l’orso simbolo d’Abruzzo

L’animale è morto sulla statale 17, illesa la coppia di fidanzati a bordo dell’auto. Marsilio: «Una gravissima perdita»
CASTEL DI SANGRO. È stato il protagonista di scorribande e documentari naturalistici, diventando un simbolo dell’Abruzzo nel mondo. Il Parco nazionale afferma che se n’è andato «uno di famiglia». E un po’ è così. Perché in questi anni è stato fatto di tutto per portare lontano dagli umani quell’orso confidente, che per l’Ente aveva una fredda sigla, M20. Ma tutti lo conoscevano come Juan Carrito, dal nome della località marsicana dove avvennero i primi avvistamenti. L’animale è stato travolto e ucciso da un’auto, sulla statale 17 nei pressi del bivio per il cimitero di Castel di Sangro. Illesa ma sotto choc la coppia che era a bordo della Volskwagen Golf, un cameriere del posto, Luciano Grossi, e la sua fidanzata.
L’INCIDENTE
La chiamata al 112 è arrivata alle 18.21. È stato lo stesso automobilista a dare l’allarme. L’orso, un maschio di 3 anni per 150 chili di peso, figlio di un altro celebre plantigrado, Amarena, è rimasto agonizzante a bordo strada per circa un’ora. Dal punto dell’impatto con la vettura almeno una trentina di metri, probabilmente percorsi dall’orso prima di accasciarsi. Sul posto sono intervenuti, oltre ai carabinieri, alcuni guardiaparco e la veterinaria della Asl, Erminia Scioli. La carcassa è stata trasportata all’Istituto zooprofilattico di Isernia. Del fatto è stata informata anche la procura di Sulmona. L’orso era dotato di radiocollare e per questo era costantemente seguito anche fuori dai confini dell’area protetta. Possibile che nessuno si sia accorto che si era avvicinato così tanto alla trafficata strada? Poteva essere fatto di più a tutela di un animale tanto problematico? Le indagini tenteranno di dare risposte agli interrogativi. Per ora ci sono le polemiche di quanti evidenziano una gestione fallimentare del piano di tutela dell’animale.
IL RACCONTO
«È spuntato all’improvviso», ha raccontato il giovane alla guida della vettura, «ho solo sentito un botto fortissimo. Poi non c’ho capito più niente». La fidanzata, sotto choc, non riusciva a smettere di piangere.
LE ULTIME SCORRIBANDE
Da un paio di giorni Juan Carrito si aggirava nei pressi di alcune aziende agricole e masserie della zona. A una cinquantina di metri in linea d’aria dal punto dell’impatto, come racconta il sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, tra i primi ad accorrere.
IL PRECEDENTE
Nella stessa zona, nel dicembre 2019, era stata travolta e uccisa una femmina di orso bruno marsicano, morta quasi sul colpo. Il cucciolo che la seguiva era rimasto illeso. Come pure il conducente della vettura. Già all’epoca lo schianto costato la vita al raro animale simbolo dell’Abruzzo aveva rialimentato le polemiche da parte di quanti chiedevano attraversamenti in più zone della regione per evitare danni irreparabili alla fauna, tipo speciali “ponti verdi” o tunnel.
IL PARCO
«Non ci sono parole per quello che è successo. Juan Carrito era un orso problematico ma al Parco abbiamo fatto di tutto, contro tutto e tutti, per dargli una chance e farlo rimanere libero. Ora ci ha lasciato», l’amaro commento di Giovanni Cannata, presidente del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, «siamo tutti un po’ più poveri perché se ne è andato uno di famiglia».
MARSILIO: GRANDE DOLORE
«Ho appreso con grande dolore la notizia dell’investimento mortale di Juan Carrito, l’orso marsicano più famoso e amato d’Abruzzo», commenta Marco Marsilio, presidente della Regione, «il presidente della Provincia dell’Aquila e sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, mi ha informato dell’evento, inviandomi dei video in cui si vedeva l’orso pesantemente colpito. La sua perdita rattrista non solo l’Abruzzo ma il mondo intero che ha scoperto l’Abruzzo e la bellezza degli orsi attraverso i numerosi video che lo ritraevano sin da cucciolo con i suoi fratelli e l’orsa Amarena».
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