Treni veloci, il progetto incassa il no di Movete

24 Novembre 2020

SULMONA. Il progetto di treno veloce presentato da Rete ferroviaria italiana non convince il comitato Movete tra i fautori dell’iniziativa. Secondo Maria De Deo, portavoce del gruppo, non sarebbero...

SULMONA. Il progetto di treno veloce presentato da Rete ferroviaria italiana non convince il comitato Movete tra i fautori dell’iniziativa. Secondo Maria De Deo, portavoce del gruppo, non sarebbero stati presi in considerazione i tre principi fondamentali del minimo impatto ambientale, del risparmio dei costi e dell’uniformità dei territori. «Il progetto che abbiamo analizzato stravolge in modo sostanziale alcuni punti strategici sottolineati nel piano proposto da noi e da SenAlfa», fa notare, «non considera la difesa del territorio e prevede assurdamente gallerie di ben 80 chilometri e con un consumo del suolo devastante. Non considera il valore della coesione territoriale, lasciando i collegamenti Roma-L’Aquila sostanzialmente a monobinario e raddoppiando solo l’ultimo tratto da Sulmona a Pescara. Espone in modo considerevole le aree interne al rischio, a seguito della probabile realizzazione del corridoio Civitavecchia-Ancona, di rimanere tagliato fuori dalle ricadute economiche del corridoio adriatico tra Barcellona e Ploce». Secondo il comitato Movete, poi, i passeggeri che dall’Aquila devono raggiungere la capitale sarebbero addirittura costretti a un cambio di mezzo di trasporto. «A ciò si aggiunge l’aggravante che i lavoratori provenienti dall’Aquila, per poter andare a Roma, faranno scalo a Carsoli per il passaggio gomma-ferro: c’è da chiedersi a chi sia venuta in mente la cosa», afferma De Deo, «lasciano ancor più esterrefatti le precipitose quanto entusiastiche dichiarazioni successive alla presentazione del progetto di alcuni politici locali che, incapaci della minima analisi di merito, hanno dapprima appoggiato il Movete Abruzzo per poi incomprensibilmente sostenere l'inaccettabile proposta di Rfi che spaccherebbe oltretutto definitivamente in due l’Abruzzo, con scelte funzionali a un approccio meramente campanilistico». (f.p.)
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