Trent’anni fa l’addio a tre giovani alpinisti

Messa per ricordare la tragedia del Gran Sasso in cui persero la vita Stefano, Riccardo e Piermichele

L’AQUILA. Trent’anni fa il 6 febbraio era una giornata grigia, già all’alba pioveva, una cupa domenica invernale, mai tanto cupa come divenne al tramonto. Quel giorno tre giovani aquilani furono strappati alla vita, tre appassionati di montagna generosi, volontari della sezione dell’Aquila del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, si chiamavano Stefano Micarelli, Riccardo Nardis e Piermichele Vizioli.

Erano volontari, e quel giorno, era cosa stabilita, si doveva fare l’esercitazione, per imparare a salvare chi mai si fosse trovato in difficoltà in montagna. Un tempo infernale sul Gran Sasso c’era da qualche giorno, eppure la squadra, composta da vari volontari, salì lo stesso sul versante Nord. Non bastarono la generosità, l’entusiasmo e la conoscenza per reagire alla forza della montagna in un febbraio dove non era scesa tanta neve.

La notizia si sparse velocemente in città, uno schiaffo di profondo dolore. Il 6 febbraio 1983 una valanga sul versante Nord di Monte Jenca, località Vaccareccia, travolse sei membri della squadra, tre furono le vittime: i primi a essere ritrovati furono i corpi di Stefano Micarelli, di 21 anni, e di Riccardo Nardis di 32 anni. Per quasi un giorno si sperò di trovare in vita Piermichele Vizioli, ma anche per lui non ci fu nulla da fare, e il 7 febbraio, sotto una violenta bufera, fu ritrovato anche il suo corpo. Aveva 33 anni, una moglie e due figli. Una tragica esercitazione, dove qualcosa non andò come avrebbe dovuto. Altri tre alpinisti furono feriti, ma senza gravi conseguenze.

Anche trent’anni dopo nessuno può dimenticare e stasera alle 18, nella chiesa di San Bernardino in piazza d’Armi, padre Quirino Salomone celebrerà una messa in memoria di Stefano, Riccardo e Piermichele, organizzata dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino.

Barbara Bologna

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