Trenta opere di Ruthart date in prestito a Danzica

21 Febbraio 2019

I dipinti dell’artista e monaco celestino tornano nella sua città natale in Polonia Arbace (direttrice del Polo museale): «Tracce importanti lasciate a Collemaggio» 

L’AQUILA. Sono partite ieri dal Museo nazionale d’Abruzzo (Munda) trenta opere di Carl Borromaus Ruthart per raggiungere la sua città natale, Danzica, sulla costa baltica della Polonia. Le opere, restaurate grazie a finanziamenti pubblici e privati, costituiranno il corpus principale della mostra dedicata al celebre pittore che si fece monaco celestino.
LA MOSTRA. L’esposizione si inaugurerà mercoledì 27 febbraio proprio nel museo nazionale ospitato dalla città portuale. La mostra è stata presentata dalla direttrice del Polo museale d’Abruzzo, Lucia Arbace, insieme al direttore del Munda, Mauro Congeduti, al fotografo Gino Di Paolo e a una restauratrice del museo di Danzica, Anna Zychska, che ha poi accompagnato le opere in Polonia.
IL PITTORE/MONACO. «Dopo anni di successi come pittore di quel genere amatissimo dagli aristocratici del Seicento che fu denominato “cacce”, appunto perché ritraeva scene di caccia, Ruthart si fece oblato e poi monaco celestino» spiega Arbace, ideatrice del progetto. «Tracce importanti della sua lunga attività, di fede e di arte insieme sono custodite ancora oggi nel museo nazionale d’Abruzzo, provenienti in gran parte da Collemaggio: trenta dipinti tra bozzetti per il ciclo realizzato per la basilica aquilana, ritratti di celestini, paesaggi e nature morte, restaurati per l’occasione grazie al concorso di associazioni e di fondi ministeriali, saranno proposti in mostra a Danzica assieme a molti altri in prestito da musei europei, nella Green Room, il suggestivo refettorio dell’antico monastero che oggi ospita il museo nazionale della città polacca».
L’ARTISTA MISTERIOSO. L’importanza della mostra sta anche nel fatto che Ruthart (1630-1703) resta ancora oggi un artista misterioso. Della sua vita si conosce poco, in particolare della prima metà di essa. È stato un pittore ricercato e ha rinunciato alla sua carriera all’apice della fama, per diventare monaco celestino. Passò la maggior parte della sua esistenza in Italia, ma era nato a Danzica da cui si era allontanato giovanissimo per imparare il mestiere di pittore. Non ci sono tracce nella sua città natale, all’infuori di una lettera del padre al municipio di Danzica, datata 1652. Visse prima a Roma e poi a Venezia. Lavorò a Ratisbona e a Vienna. Nel 1670 aveva già cambiato vita rinunciando alla carriera. A Roma prese i voti come monaco celestino con il nome di frate Andrea.
IN ABRUZZO. Dopo aver dimorato nel monastero di Sant’Eusebio, si traferì in quello di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila; frequentando anche l’abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona. Trascorse in Abruzzo il resto della sua vita fino alla morte nel 1703. «L’iniziativa di Arbace di organizzare con il museo di Danzica un’esposizione del pittore è quantomai cruciale in questo momento per la fortuna critica di questo artista famoso e celebrato dai contemporanei e oggetto di una non mai sopita fortuna tra i collezionisti», ha commentato Filippo Maria Ferro, curatore della mostra, insieme alla stessa direttrice e a Magdalena Mielnik. «La mostra documenta per la prima volta il fascino del suo periodo abruzzese, la passione con cui registra la meravigliosa wilderness della regione. I suoi teleri in Santa Maria di Collemaggio rappresentano un unicum nel rendere il legame profondo tra vita contemplativa e paesaggi naturali».
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