Tribunale, caos e ritardi per il Covid-19

Quasi tutti i dibattimenti del penale slittano al 2021. L’ira dei legali: «Cancellerie semivuote, in troppi lavorano da casa»
L’AQUILA. L’inevitabile osservanza delle linee guida imposte dal governo sta facendo da freno alla trattazione delle cause negli uffici giudiziari. La maggior parte delle udienze di dibattimento penale viene rinviata al prossimo anno. Anche per via del fatto che le notifiche sono innumerevoli e non è sempre facile farle in tempo utile considerando che per celebrare processi resta solo il mese di luglio, visto che in agosto ci sarà la sospensione dei termini e, stando alla consuetudine, non si farà quasi nulla prima di metà settembre.
Ma le difficoltà per gli operatori della giustizia, in particolare degli avvocati, si ritrovano nel fatto che le cancellerie sono semivuote. E, come precisa l’avvocato Gianluca Totani (nella foto) esponente della Camera Penale, gli addetti che lavorano da casa non hanno l’accesso a tutti gli atti e archivi come se fossero in ufficio. «Ti fissano un appuntamento», dice un altro avvocato, «ad alcuni giorni dalla richiesta ma poi sei costretto ad aspettare come prima non avveniva. E spesso si tratta di appuntamenti fissati alla stessa ora. La dignità dell’avvocato va a farsi friggere».
La soluzione potrebbe essere l’apertura di più sportelli, ma gli addetti in ufficio, come detto, sono pochi. Del resto, a loro è stato suggerito di utilizzare lo strumento telematico «limitando gli spostamenti interni al palazzo di giustizia a quelli esclusivamente necessari». Ci sono state anche molte segnalazioni in quanto, per via delle attese nelle cancellerie per gli adempimenti urgenti, si sono verificati degli assembramenti con ovvi rischi di contagio. Ma proteste sono arrivate in passato dalle stesse cancellerie dove, senza avvertimenti, si sono presentati degli avvocati residenti in regioni con alti tassi di contagio.
Ma poi si è verificata una situazione paradossale per alcune udienze di lavoro. «Le udienze», racconta un avvocato che è stato parte in causa, «sono state rinviate in quanto l’Avvocatura dello Stato non aveva attivato il dispositivo per operare da remoto. Per cui», osserva, «il ministero della Giustizia istituisce un tipo di procedimento senza che esso stesso sia attrezzato per svolgerlo».
«Qualche aspetto positivo c’è», commenta in conclusione l’avvocato Totani, «come il fatto che nei ruoli è stato disposto l’ordine di chiamata che permette alle parti di regolarsi con i tempi, e non è poco».E poi, ovviamente, la digitalizzazione che sta prendendo sempre più piede.
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