Troiani: «Mai commissionato incendi»

30 Gennaio 2019

Ma per il gip la confessione dell’attentatore «è attendibile» e l’indagato «è senza scrupoli e ha dato prova di violenza»

SAN BENEDETTO DEI MARSI. «Mai commissionato incendi, tutte le ipotesi sono fantasiose e sono pronto a chiarire ogni cosa». Antonio Troiani, da lunedì in una cella del carcere San Nicola di Avezzano, affida la sua difesa all’avvocato Antonio Milo, che ieri è stato a colloquio con l’indagato. L’interrogatorio di garanzia è fissato per domani alle 10. «Lo stalking? In paese conoscevano tutti la mia auto (una Dodge Ram 6000 a benzina di colore arancione, ndr) e sarei stato un folle a fare quello che mi viene contestato», ha aggiunto l’imprenditore 47enne di San Benedetto dei Marsi.
Troiani è accusato di incendio aggravato, violazione di domicilio e atti persecutori (stalking). Secondo i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, agli ordini del maggiore Edoardo Commandè, l’uomo è il mandante di almeno otto incendi avvenuti tra San Benedetto, Ortucchio, Pescina e Lecce nei Marsi dal 2012 al 2016: auto (anche di alcuni parenti), diversi locali dell’albergo “La Rupe” e i capannoni della “Marsica ondulati”. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Andrea Padalino e oltre alle denunce delle vittime si basa sulla confessione di Mario Liberale. Il 40enne, anch’egli di San Benedetto, ha raccontato di essere l’esecutore materiale dei roghi, pagato da Troiani per compiere i raid. Liberale, assistito dall’avvocato Leonardo Casciere, è indagato.
L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore 47enne porta la firma del gip del tribunale avezzanese, Maria Proia. «Vi sono sufficienti elementi indiziari», evidenzia il gip nel provvedimento, «a carico del Troiani in ordine a tutti i reati contestati dal pm».
E, sempre per il gip, «le dichiarazioni rese dal Liberale hanno avuto adeguati riscontri nelle indagini svolte dai carabinieri. Dichiarazioni intrinsecamente attendibili, in quanto coerenti, adeguatamente circostanziate ed esenti da censure logiche».
I riscontri investigativi, per il gip Proia, sono arrivati dai messaggi inviati su Facebook dall’indagato, nonché «nelle dinamiche relazionali intercorse tra il Troiani e le parti offese». Quindi, sempre secondo il gip, le motivazioni che hanno portato all’arresto in carcere: «Sussiste il concreto pericolo che l’indagato, già illecitamente attivatosi con le condotte criminose descritte, se lasciato in libertà, possa commettere altri delitti della stessa specie di quelli per cui si procede, in considerazione sia della destrezza e professionalità di cui ha dato prova nell’azione criminosa, nonché della violenza e della pervicacia dimostrata nella reiterazione delle condotte contestate, che denotano non solo una personalità priva di scrupoli e proclive al crimine, ma anche la tendenza alla sopraffazione nei confronti delle vittime, nei confronti delle quali il Troiani ha manifestato anche un comportamento spavaldo». E, non ultimo, l’altro pericolo evidenziato dal gip. Pericolo che riguarda il possibile inquinamento probatorio, «posto che, come osservato dal pm, dato l’ascendente del Troiani sul Liberale, quest’ultimo potrebbe essere indotto a ritrattare le dichiarazioni rese».
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