Troppa precarietà, sarà risarcita

Il ministero dell’Istruzione deve versare otto stipendi a un’insegnante di religione
SULMONA . Aveva fatto ricorso al Tribunale civile contro il ministero dell’Istruzione che, invece di indire regolari concorsi, copriva la carenza di docenti di Religione con continui contratti a termine: ben 15 nel periodo contestato. Il giudice le ha dato ragione e ora il Miur dovrà risarcire l’insegnante con il corrispettivo di otto mensilità. Protagonista della particolare vicenda giudiziaria Anna Paola De Chellis di Sulmona, che si era rivolta al giudice del Lavoro lamentando la reiterata inadempienza del ministero nell’indire i concorsi per docenti di Religione, pur in presenza di posti vacanti, da reintegrare nell’organico di ruolo almeno al 70%, e in mancanza di ragioni oggettive tali da giustificare una prolungata successione di contratti.
Nella sentenza il giudice Alessandra De Marco ha ricordato che la recente legge sulla “Buona scuola”, con il piano straordinario di assunzioni, non ha previsto la stabilizzazione dei docenti precari e che la mancata indizione dei concorsi per un periodo che, rispetto alla scadenza del triennio successivo al primo concorso, si è protratta sino ad oggi «ha certamente comportato il verificarsi di vacanze, anche rispetto al ruolo organico, fissato per legge nel 70 % dei posti. Infatti», si legge sempre nella sentenza depositata nei giorni scorsi, «i contratti a tempo determinato stipulati dalla lavoratrice hanno nel loro complesso ampiamente superato il menzionato triennio di svolgimento dei concorsi, anche dopo la legge istitutiva del ruolo per i docenti di religione, la medesima ha ricevuto in via continuativa incarichi annuali di insegnamento negli anni scolastici successivi e sino a oggi deve ritenersi integrata la fattispecie di abuso, applicando i principi dettati dalle sezioni unite della Suprema Corte». Un importante risultato che potrebbe portare benefici all’intera categoria di insegnanti di religione. (c.l.)
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