Trucidato a 16 anni, una stele in suo ricordo

Gambacurta fu ucciso nel settembre di 80 anni fa a Filetto. Altobelli torna ad avanzare la proposta
L’AQUILA. Quando si accorse che lo volevano uccidere si gettò a terra e si aggrappò alle gambe del militare tedesco che gli aveva puntato il fucile in faccia. Chiese perdono e pietà gridando a più non posso. Un altro soldato teutonico con un calcio lo fece rotolare allontanandolo dal commilitone, un terzo soldato gli puntò il fucile alla testa. Due colpi. Rimase a terra, immobile. Aveva appena 16 anni. Si chiamava Franco Gambacurta. Erano le 10 del mattino del 25 settembre 1943. Giusto 80 anni fa. La sua famiglia, originaria di Filetto, viveva a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Il ragazzo era stato mandato in Abruzzo, a stare con gli zii, per metterlo al riparo dai bombardamenti degli Alleati che sin dal luglio 1943 avevano colpito la capitale facendo centinaia di vittime e danni a non finire.
Franco Gambacurta fu trucidato perché accusato di aver sparato a un tedesco, sulle montagne intorno a Filetto, che era a caccia di militari inglesi fuggiti dalle prigioni dopo l’8 settembre 1943. In realtà a uccidere il tedesco era stato il “fuoco amico”.
A ottanta anni dall’uccisione di Franco Gambacurta, Giovanni Altobelli di Filetto torna a chiedere che nel punto in cui il ragazzo fu ammazzato venga realizzata una stele ricordo.
«Ho sentito crescere in me, come del resto in molti altri miei compaesani», scrive Altobelli, «il desiderio di lasciare la memoria dell’accaduto che fosse di monito alle future generazioni, invitandole a non sottrarsi mai al dovere della ricerca della verità e a quel rispetto del dolore innocente che è la più alta dichiarazione di rifiuto di ogni guerra e di ogni suo atto di crudeltà. È nata così, tempo fa, l’idea di erigere una stele commemorativa, in forma di tholos, sul luogo dell’accaduto e affinché l’iniziativa non restasse un’idea astratta, mi sono fatto portavoce di questa esigenza presso enti e associazioni locali, cercando il coinvolgimento del Comune dell’Aquila e persino dell’Ambasciata tedesca. Purtroppo, a tutt’oggi, mi trovo costretto a constatare, con rammarico, che alle promesse iniziali di un interessamento di chi ha voce in capitolo, non hanno fatto seguito i fatti e che persino l’iniziale sensibilità di molti si sta mutando in quella pericolosa indifferenza che, oggi più che mai, è tra le principali cause di tanti mali che affliggono questa nostra società», conclude Giovanni Altobelli. (g.p.)

