Truffa a Comune e privati giovane verso il processo

Nei guai un 32enne accusato di aver manipolato atti per incassare 180mila euro Il pm contesta anche raggiri all’ex consigliere Verini e in danno di due cittadini
L’AQUILA. Si sarebbe fatto liquidare dal Comune quasi 180mila euro, somma che spettava ad altra persona, dopo avere contraffatto alcuni atti.
Ora, per il 32enne aquilano Andrea Dionisi, il pm Fabio Picuti ha chiesto il rinvio a giudizio. Il gup lo scorso 30 aprile ha fissato l’udienza preliminare per il 30 giugno. Tra i reati contestati non solo la truffa ma anche alcuni falsi a fronte di un altro paio di «magheggi» non andati a buon fine.
L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe formato autonomamente un provvedimento sostituendo al nome del reale beneficiario, Domenico Centi Pizzutilli, quello suo. Un comportamento truffaldino in seguito al quale furono indotti in errore diversi funzionari e dirigenti comunali che di fatto avviarono la liquidazione della somma che, però, venne subito recuperata. Si tratta di soldi che spettavano a Centi Pizzutilli in quanto, dopo il sisma, aveva concesso un suo appezzamento per farci installare una tendopoli.
Nel corso dell’indagine sarebbero stati scoperti altri presunti raggiri. Infatti l’imputato è accusato anche di avere depositato la domanda di concessione di un contributo per far riparare un immobile intestato all’ex consigliere comunale Enrico Verini: dichiarando falsamente di essere il geometra incaricato da Verini per i lavori di ristrutturazione post-sisma, tentò di farsi liquidare dal Comune 1.700 euro come compenso per l’attività professionale in realtà mai prestata.
Ci sarebbe poi anche un’altra contestazione nella quale sono parti civili i pianolesi Roberto Centi ed Elio Centi titolari di un immobile da ristrutturare. Si sarebbe qualificato nei confronti di costoro come rappresentante di una ditta ottenendo illecitamente da parte del Comune, in seguito a pratiche di dubbia liceità, somme per quasi 80mila euro.
Tra gli elementi di prova una cospicua documentazione bancaria e amministrativa, il verbale di perquisizione e l’interrogatorio dell’accusato che non sembra avere agito con dei complici.
L’avvio delle indagini, risalenti a due anni fa, ci fu in seguito alla denuncia del Comune. Il fatto che il sospettato fosse stato in grado di redigere quella documentazione da solo, forse a causa di accessi troppo facili nella sede dell’ente, indusse i vertici del Comune a limitare in modo drastico gli ingressi e l’uso dei documenti cartacei.
Parti civili del procedimento sono il Comune dell’Aquila, Verini e la famiglia Centi.
Nel corso del complesso procedimento penale l’imputato è assistito dagli avvocati Emilio Bafile, Francesco Valentini, Ubaldo Lopardi.
Sono cinque, infine, i funzionari comunali indotti in errore dagli atti falsi prodotti dall’accusato.
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