Truffa allo Stato: sequestri per 2,5 milioni

25 Gennaio 2023

L’inchiesta nazionale tocca anche Pratola Peligna: società fantasma in un rudere, due gli indagati

PRATOLA PELIGNA. Utilizzavano una casa abbandonata come sede legale nel comune di Pratola Peligna, senza luce, senza utenze e senza dipendenti, facendo ricorso a dei prestanome per richiedere finanziamenti alle banche con la garanzia dello Stato per le piccole e medie imprese. Una macchina per far soldi a danno dello Stato che si è inceppata grazie alle Fiamme gialle che hanno scoperto e denunciato i responsabili. L’operazione è partita dal Veneto con i finanzieri del comando provinciale di Padova che hanno emesso un sequestro preventivo del tribunale veneto, per un importo di 2,5 milioni di beni e disponibilità finanziarie riconducibili a due amministratori di una società immobiliare, indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche e vari reati societari. L’impresa con sede nella provincia padovana si era recentemente trasferita in Abruzzo, a Pratola Peligna, ma anche con ramificazioni nelle province di Vicenza, Treviso, Ferrara e Modena. E avrebbe utilizzato bilanci e documenti falsi, nel periodo immediatamente successivo al lockdown, per richiedere e ottenere ingenti finanziamenti da diversi istituti di credito, assistiti dalla garanzia dello Stato concessa a sostegno delle piccole e medie imprese. A mettere sulla strada giusta gli investigatori sono stati alcuni elementi di indagine: la società si era trasferita in un rudere. Si trattava quindi di una società non operativa. Per risultare meritevoli del credito bancario gli indagati (non abruzzesi) avrebbero falsificato i bilanci, aumentato fittiziamente il capitale sociale, predisposto dossier relativi a investimenti e progetti da realizzare (finti), richiedendo, parallelamente al finanziamento, la garanzia dello Stato. Il denaro indebitamente ottenuto veniva quindi prelevato o bonificato a favore degli indagati e delle loro imprese. In particolare, sono state sequestrate due autovetture, tra le quali un Suv di lusso, e denaro rinvenuto sui conti correnti degli indagati e della società. Gli investigatori sono convinti che i due indagati hanno agito con la complicità di persone residenti nelle varie città utilizzate per richiedere il denaro. E quindi anche a Pratola dove i finanzieri si sono messi alla ricerca di possibili complici. (c.l.)