Truffa da 2 milioni con il gasolio: in quattro accusati dalla Procura

Procacciatore d’affari e altri avrebbero danneggiato la società che rifornisce molte aziende agricole Il difensore di un 35enne di Celano: «Realtà diversa, il mio assistito parte offesa e vanta un credito»
AVEZZANO. Vendevano lo stesso gasolio agricolo a più acquirenti contemporaneamente per truffare il fornitore. Con questa accusa sono finite sotto inchiesta quattro persone, due marsicani e due della provincia di Roma. Si tratta di Luigi Camillo Iani, 71 anni, di San Benedetto ma residente a Ortucchio, titolare di un’azienda che si occupa della vendita di gasolio, Simplicio Ranieri, 35 anni, di Celano, procacciatore d’affari, Pasquale Condò, 41 anni, residente a Nettuno, e Massimo Piacentini, di Valmontone, sempre in provincia di Roma, dipendenti dell’azienda romana. Inchiesta ufficialmente chiusa. Le accuse, ovviamente, sono tutte da dimostrare. Iani era legale rappresentante di una società di petroli di Ortucchio e aveva la disponibilità dei prodotti combustibili come il gasolio agricolo e per autotrazione forniti da una ditta che si trova in provincia di Roma e che rifornisce gran parte del mercato fucense. L’uomo aveva un contratto privato con l’azienda di Roma dal 2017: prevedeva il deposito, la custodia e il trasporto ad altre aziende terze. Secondo l’accusa «si appropriava di una parte dei prodotti depositati vendendoli a soggetti diversi da quelli indicati dalla ditta romana e senza versare il corrispettivo in denaro». Ranieri, invece, sempre secondo la tesi dell’accusa, «avendo un contratto di procacciatore di affari con la ditta romana, si faceva rilasciare dai clienti, a cui sarebbe dovuta andare tutta la merce, dei documenti che attestavano gli avvenuti pagamenti in previsione di una futura consegna posticipata nel tempo». Secondo la Procura, operavano in questo senso anche gli altri due accusati, dipendenti della ditta romana con mansioni del settore commerciale i quali, «avendo contezza delle condotte illecite, le occultavano al titolare non comunicando correttamente i dati riguardanti i quantitativi di combustibile effettivamente consegnati alla ditta di Ortucchio e la loro effettiva destinazione». Secondo quanto emerso dalle indagini, svolte dai militari dell’Arma della Procura di Avezzano assieme all’Ufficio delle dogane, e coordinata dal procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, si parla di un danno economico di oltre 2 milioni di euro. Secondo l’accusa, alla ditta romana venivano comunicate consegne degli ordini corrette e venivano fornite false documentazioni di trasporto. Sul caso, per il quale la Procura ha chiuso le indagini preliminari, il difensore di Ranieri, l’avvocato Lucio Cotturone, sottolinea l’estraneità del suo assistito. «La realtà è che, al contrario, il mio assistito è la persona offesa e ha un credito importante nei confronti dell'azienda romana. Trovava i clienti e li metteva in contatto, poi era estraneo a tutto ciò che accadeva successivamente. Sarà lui ad attivare i processi civili e penali nei confronti dell’azienda. Possibile che una società che riforniva tutto il Fucino», conclude il legale, «faceva credito a così tante aziende per una somma così ingente? E possibile che così tante aziende del Fucino siano debitrici?».
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