Tutti d’accordo: riaprire Neurochirurgia

Il presidente del consiglio Di Pangrazio e i quattro rappresentanti marsicani in Regione vanno in pressing sulla Asl
AVEZZANO. Il caso del reparto di Neurochirurgia chiuso sta assumendo proporzioni preoccupanti: richieste di chiarimenti alla Asl – «Che cosa si sta facendo per la riapertura dell’unità operativa semplice?» – arrivano anche da parte di altri consiglieri regionali marsicani che hanno votato all’unanimità la mozione presentata dal collega Emilio Iampieri (FI). Il reparto è chiuso da questa estate, dopo un provvedimento del primario dell’Aquila, Renato Galzio, e la sua riattivazione è stata chiesta a gran voce anche dai sindaci marsicani che si sono detti pronti, insieme a Iampieri, a occupare l’ufficio del manager Rinaldo Tordera.
Per il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, «c’è bisogno della garanzia di un reparto come quello di Neurochirurgia nella Marsica perché completa una attività sanitaria molto più complessa e perché è necessario per il sistema di emergenza, in modo tale che i tempi previsti siano rispettati. È un territorio complesso e può risultare difficile in certi casi il trasferimento all’Aquila, quindi questo reparto deve essere garantito. Non c’è burocrazia che possa fermare un servizio a disposizione della popolazione».
Anche per il consigliere Lorenzo Berardinetti (Regione Facile) il reparto va riaperto per «un’azione sinergica con le altre strutture sanitarie come la Stroke unit, seconda in Abruzzo per casi trattati. Servono risposte immediate e risolutive», aggiunge Berardinetti, «e la stesura di un protocollo che individui la presa in carica del paziente francamente mi sembra una soluzione riduttiva e non corrispondente alle esigenze della popolazione marsicana. Il consiglio regionale si è già espresso nella direzione della riapertura. Questo non è il momento delle attese e non si tratta di una concessione benevola ma di una necessità del territorio».
Della necessità del reparto nella Marsica, alla luce della difficile realtà territoriale, è convinto anche il consigliere Maurizio Di Nicola (Centro Democratico). «Credo che i fatti di questi giorni dimostrino come la sanità e la viabilità siano indispensabili avamposti per la gestione delle emergenze», sottolinea Di Nicola, «la distribuzione geografica dei servizi, di tutti i servizi sanitari, su tutto il territorio regionale, non può più essere solo funzione della econometria sanitaria. La dura realtà della natura se ne frega dei modelli accademici, per questo un pragmatico buonsenso non deve mancare quando si ambisce a migliorare la qualità del servizio sanitario nell’interesse dei pazienti. Quindi deve esserci non solo la garanzia del servizio di neurochirurgia ad Avezzano, ma anche la garanzia di un efficiente sistema dell’emergenza urgenza nelle aree interne e svantaggiate».
Molto netta la posizione del consigliere Gianluca Ranieri (Movimento 5 Stelle) secondo cui «sembra che nessuno voglia prendersi la responsabilità di questa scelte. La politica questa scelta non la vuole fare, perché non c’è capacità di programmare. Non si può pensare di lasciare un territorio di 140mila abitanti senza un servizio del genere, seppur sotto la guida dell’unità operativa complessa dell’Aquila. Ricordiamoci che i numeri del reparto di Avezzano sono uguali a quelli dell’Aquila proporzionalmente al numero dei medici che erano in servizio».
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