Uccisa dal pitbull, la padrona patteggia

Un anno di reclusione (pena sospesa) per la proprietaria dell’animale che azzannò la vicina di casa, poi deceduta dopo 8 mesi
L’AQUILA. Ha patteggiato un anno di reclusione – pena sospesa – Nicolina Perilli, la proprietaria del pitbull che il 18 luglio 2024 fuggì dalla sua abitazione avventandosi sulla sua dirimpettaia, poi ridotta in fin di vita e infine deceduta in ospedale a distanza di otto mesi. Lo ha deciso, ieri, la giudice per le udienze preliminari, Giulia Colangeli, che ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dai difensori dell’imputata, gli avvocati Paolo Vecchioli e Massimiliano Nardecchia del Foro dell’Aquila. Il pubblico ministero era Mariarosa Bove. Si chiude così, almeno sul piano penale, la dolorosa vicenda che da un ballatoio di una villetta a schiera in via Calabria, nel quartiere Torretta, sconvolse l’intero capoluogo abruzzese per le modalità di quell’attacco, oltre che per le sue conseguenze.
La vittima, Margherita Villante, di 74 anni, quel pomeriggio di un anno e mezzo fa stava infatti sistemando alcuni scatoloni sull’uscio della sua abitazione insieme alla sorella, e mai si sarebbe immaginata come dietro a una faccenda così banale si celasse invece un pericolo mortale pronto a incombere alle sue spalle. In un attimo fu il panico, con la 74enne che si vide piombare addosso l’animale inferocito. E a nulla valsero i tentativi di liberarla dalla morsa di quel pitbull da parte della sorella. Né tantomeno quelli della stessa proprietaria, attirata dalle urla disperate delle due donne. Quando l’animale mollò la presa le tre donne erano tutte ferite, ma ad avere la peggio fu proprio la 74enne, costretta poi ad affrontare un vero e proprio calvario fatto di diversi interventi chirurgici, fino all’amputazione delle braccia.
Il 27 febbraio scorso, poi, mentre da parte dei medici cominciava a trapelare un cauto ottimismo circa la possibilità che la donna potesse avviarsi a lasciare quel reparto in cui era ricoverata dal giorno dell’attacco, il cuore di Margherita Villante cessò invece di battere, lasciando familiari e amici nel dolore. Familiari poi costituitisi parti civili e rappresentati dall’avvocato Donatella Boccabella. Con il decesso della donna la posizione della proprietaria dell’animale si aggravò di conseguenza, fino a includere anche il reato di omicidio colposo, oltre a quello di lesioni personali gravi. Accuse quantificate in un anno di reclusione, e oltre 5mila euro di spese di lite. Ma resta il nodo del risarcimento, per cui non si esclude un procedimento civile.
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