Ucciso dai cani, condannato il padrone

11 Febbraio 2023

Gli animali assalirono un operaio, il 36enne cadde nel fiume e annegò. Risarcimento da 300mila per i familiari della vittima

L’AQUILA. Una condanna a sei mesi per omicidio colposo (con i benefici di legge) per l’imputato, Gianluca De Paulis, e un maxi risarcimento ai parenti della vittima. È questa la sentenza di primo grado pronunciata ieri pomeriggio dal giudice Tommaso Pistone nel processo per la morte di Edmond Preka, operaio edile, 36 anni, di origine albanese, residente a Paganica, che lasciò moglie e due figli piccoli. L’uomo, mentre tornava a casa a piedi, fu aggredito da alcuni cani di razza mastino Corso. Nel tentare la fuga, ferito, cadde in un ruscello dove fu trovato senza vita nel corso delle ricerche avviate dai carabinieri della stazione di Paganica (che poi hanno condotto le indagini) che ricevettero l’allarme della moglie dell’uomo preoccupata per non averlo visto rincasare. Il fatto risale al marzo del 2018. Dopo quasi 5 anni ieri si è arrivati a una prima decisione. È certo che ci sarà ricorso in Appello. L’imputato è stato difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alessandro De Paulis. La parte civile (la moglie e i parenti della vittima) sono stati rappresentati dagli avvocati Sonia Giallonardo dell’Aquila, Antonio Pascale di Avezzano e Camilla Martina di Milano. Pubblico ministero Guido Cocco. Le indagini non furono facili. All’inizio si pensò a un incidente o a un malore. Poi fu accertato che l’uomo aveva tentato di divincolarsi da alcuni cani che lo avevano aggredito e morso in più parti del corpo. Le cronache dell’epoca raccontano che per liberarsi dagli animali – che lo avevano ferito ai glutei, alle gambe e alle braccia – l’operaio cominciò a correre e poi tentò di saltare un canale irriguo, alimentato dal fiume Vera, largo quasi due metri e con l’acqua profonda mediamente almeno 50 centimetri.
Cadde e non ebbe la forza di risollevarsi dall’acqua lui che, secondo i parenti, era anche un provetto nuotatore. Per i carabinieri non fu agevole identificare i cani che avevano aggredito l’uomo.
A un certo punto vennero fatte anche delle analisi (una sorta di prova del Dna) per mettere in relazione i cani “padronali” che nel frattempo erano stati attenzionati e le ferite sul corpo dell’uomo. Analisi che si sono rivelate decisive.
Fu poi accertato che gli animali si erano allontanati da un recinto non molto distante dal luogo dell’aggressione che evidentemente non era adeguato a evitare che i cani uscissero.
Il giudice Pistone, nella sentenza, oltre alla condanna a 6 mesi, ha previsto una provvisionale per il danno patito dalla moglie, dai genitori e dai parenti della vittima, di oltre 300.000 euro. Il resto del risarcimento, nel caso, sarà deciso in sede civile. (g.p.)
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