Ucciso dai cani, imputati i proprietari

Il gip dispone il giudizio immediato per omicidio colposo chiesto dal pm per l’evidenza delle prove. Gli animali fuggiti da un cortile
L’AQUILA. Ci sono due imputati per la morte di Edmond Preka, il muratore nato in Albania nel 1982 e residente nel Piano Case di Paganica. L’operaio, l’8 marzo scorso, stava tornando a casa a piedi dalla zona del supermercato Ciuffetelli (nel nucleo industriale di Bazzano) passando per una stradina sterrata a fianco alla quale c’è un ruscello (una derivazione del fiume Vera). In base alla ricostruzione della Procura, Preka fu inseguito e aggredito da tre cani di razza “corso” (di solito impiegati come difesa personale), cani padronali e non randagi. L’uomo prima tentò di difendersi, ma vistosi sopraffatto provò a fuggire cercando di salvarsi entrando o saltando il ruscello, finì in acqua, perse coscienza e morì annegato. Sotto accusa «perché in concorso tra di loro, per colpa, consistente in negligenza e imprudenza, cagionarono la morte di Edmond Preka» due coniugi di Paganica, G.D.P di 42 anni e S.G. di 31. Il gip ha disposto il giudizio immediato fissato a gennaio 2019. In sostanza, ai due viene contestato di non aver vigilato come avrebbero dovuto sugli animali che il giudice definisce «particolarmente aggressivi» e che già in precedenza si erano allontanati sottraendosi al controllo dei proprietari. Inoltre, dalle indagini (affidate all’epoca ai carabinieri della Compagnia dell’Aquila e della stazione di Paganica) è emerso che il cortile antistante l’abitazione dei due coniugi ha una recinzione metallica ma secondo la Procura tale recinzione non era adeguata a «trattenere» gli animali tanto è vero che quel pomeriggio (fra le 18 e le 19) tre dei quattro cani erano usciti da un varco che si era aperto nella rete e si erano imbattuti in Preka il quale, come risulta dall’autopsia, fu azzannato inizialmente al braccio sinistro e poi anche in altre parti del corpo (le gambe in particolare). A quel punto l’uomo, preso dal panico, cercò scampo nel canale travolgendo nella precipitosa caduta dentro l’acqua anche alcuni arbusti. Secondo il giudice le ferite, lo shock, l’impatto con l’acqua fredda (era l’inizio di marzo) fecero perdere coscienza a Preka, il quale non riuscì a risollevarsi. Il decesso arrivò in brevissimo tempo per annegamento. L’indagine è stata lunga e complessa e per ricostruire i fatti la Procura ha fatto ricorso a una serie di interrogatori e accertamenti fra cui anche quelli “tecnico-biologici” per stabilire con ragionevole certezza quali furono i cani che aggredirono l’uomo. La notizia della morte di Preka, soprattutto quando fu noto com’era avvenuta, colpì molto la comunità di Paganica. L’uomo era sposato con una connazionale e dal matrimonio sono nati due figli, una bimba di 5 anni e un bimbo di 8. Nel procedimento penale persone offese, oltre alla moglie e ai figli, sono anche due sorelle e un fratello. Sarà ora il processo a sviscerare l’accaduto e a stabilire la responsabilità o meno dei due imputati.
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