Uffici territoriali, è scontro sulla chiusura

Per i sindaci di Caporciano e Prata d’Ansidonia eventuali errori vanno imputati solo all’Usrc di Fossa
FOSSA. Chiudere o non chiudere gli otto uffici territoriali della ricostruzione (Utr) localizzati nei comuni capofila delle otto aree omogenee del cratere sismico? La questione – nata anche causa dei ritardi che si stanno accumulando nell’esame delle pratiche, in particolare nell’Utr numero 8 (Barisciano) che racchiude il territorio più danneggiato dal sisma del 2009 – continua a tenere banco.
LA NOVITÀ. Ma oggi nella discussione entra un nuovo elemento di valutazione. Finora i punti fermi erano: la decisione del governo ratificata dal parlamento di accorpare entro giugno 2018 tutti gli otto Utr a Fossa nell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere; l’opposizione di gran parte dei 57 sindaci al provvedimento; una “fronda” composta da molti primi cittadini dell’Utr numero 8 che invece sono d’accordo per l’accorpamento. Oggi a prendere posizione sono i sindaci di Caporciano, Ivo Cassiani e di Prata d’Ansidonia, Paolo Eusani (Utr 6) che lanciano un siluro all’Ufficio speciale di Fossa e quindi, di fatto, al suo direttore Paolo Esposito (il cui secondo mandato scade il prossimo mese di novembre) finora rimasto fuori dalle polemiche e considerato anzi un punto di equilibrio se non un vero proprio mediatore in tutta la vicenda.
LE ACCUSE. Scrivono Cassiani ed Eusani: «Non è esatto parlare di scontro fra i sindaci del cratere in merito al problema della chiusura degli Utr. C’è un documento votato, all’unanimità, dall’assemblea dei sindaci del 21 novembre contro tale chiusura, documento nato dopo un dibattito serio e approfondito. Ora si legge sulla stampa che qualche collega sindaco sostiene che gli Utr non hanno mai funzionato. Riassumendo però le conclusioni del dibattito di cui sopra va evidenziato che se gli Utr non hanno funzionato le responsabilità sono da ricondurre a procedure amministrative poco chiare, a una inadatta gestione del personale degli Utr stessi da parte dell’Ufficio di Fossa che è deputato per legge a farli funzionare in maniera efficiente».
LA STOCCATA. E qui arriva la stoccata dei primi cittadini di Caporciano e Prata d’Ansidonia: «Se ciò non è accaduto non bisogna chiudere gli Utr, caso mai qualche altro ufficio. I sindaci hanno fatto la loro parte», continuano Cassiani ed Eusani, «si sono conquistati un ruolo da protagonisti della ricostruzione, lavorando sodo fin dall’inizio. Che senso hanno ora queste prese di posizione? Si parla dei costi di funzionamento degli Utr che non superano complessivamente gli 80 mila euro annui. Perché non si vanno a vedere i costi della sola struttura di Fossa? Ci si accorgerebbe», continuano i due primi cittadini, «che siamo molto al di sopra dei costi complessivi degli Uffici territoriali. Chiudere gli Utr vuol dire sbattere la porta in faccia all’operato di tutti i sindaci. Come è possibile, ci domandiamo, non comprendere che lo sforzo che dobbiamo compiere è quello di dare più forza e vigore all’attività degli Uffici territoriali della ricostruzione delegando loro funzioni aggregative e più inclusive dei problemi dei territori omogenei? Guardiamo, per un attimo, a cosa sta accadendo per il terremoto del centro Italia con gli uffici accentrati (vedi Teramo) completamente bloccati. Si vuole arrivare a questo anche qui da noi? I fondi ingenti dello sviluppo che abbiamo faticosamente ottenuto non possono essere gestiti se non dai sindaci attraverso l’assetto di governance che ci siamo dati. Una governance che la legge Barca e un decreto commissariale hanno reso legittima ed operativa. È certamente condivisibile l’invito che l’attuale sindaco dell’Aquila rivolge in questi giorni a noi sindaci del cratere a non dividerci».
L’APPELLO ALL’UNITÀ.«Il tempo delle divisioni», concludono Cassiani ed Eusani, «deve lasciare il passo a una visione unitaria che sappia mettere al centro non la chiusura degli Uffici territoriali della ricostruzione ma la nostra capacità progettuale e la visione di uno sviluppo del nostro territorio non disgiunto da quello della città dell’Aquila».
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