«Umiliato per il colore della pelle», la denuncia choc di un allievo Gdf

29 Luglio 2026

La morte della 22enne fa uscire l’uomo allo scoperto: presunte vessazioni e discriminazioni razziali. «Punito per 250 giorni, estrema rigidità e approccio abrasivo degli istruttori a ogni minima mancanza»

L’AQUILA. «Il sottoscritto è stato esposto a reiterati comportamenti vessatori, umilianti e gratuitamente persecutori, espressivi di evidente discriminazione razziale tramite dinamiche di mobbing (persecuzione sul posto di lavoro da parte dei colleghi, ndr), gaslighting (manipolazione psicologica, ndr) e bossing (persecuzione sul posto di lavoro da parte dei superiori, ndr)». A metterlo nero su bianco in una lettera inviata al presidente della Repubblica, al ministro dell’Economia e delle Finanze, al generale della Guardia di Finanza e alla rettrice dell’università di Firenze, è Neil Soorya Prakash Beedaysee, finanziere allievo maresciallo frequentatore del secondo anno nella Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza di Coppito. Che esce così allo scoperto denunciando pubblicamente l’iniquo trattamento a lui riservato all’interno della stessa struttura da poco finita nel mirino della Procura dell’Aquila.

Aggiungendo alle indagini già portate avanti dalla Procura dell’Aquila, le accuse – tutte da dimostrare – di razzismo e mobbing di cui sarebbe stato vittima nel corso del suo periodo di formazione. Con la magistratura che al momento procede per istigazione al suicidio dopo il caso della morte di Aurora Valenti, l’allieva 22enne precipitata dalla finestra del suo alloggio e poi deceduta nel reparto di rianimazione del San Salvatore, dove i medici hanno tentato l’impossibile pur di salvarle la vita, ma senza successo. E con i riflettori che anziché spegnersi, continuano invece ad accendersi sui metodi educativi utilizzati nella struttura di Coppito. Diverse infatti le presunte “storture” da lui denunciate e poi rilanciate proprio in questi giorni dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi, tra cui un «netto sbilanciamento tra l’approccio punitivo rispetto a quello formativo», oltre all’«assenza di sistemi strutturati di monitoraggio e tutoraggio per allievi con criticità».

Storture a quanto pare culminate nei «250 giorni di punizione ricevuti», durante i quali gli sarebbero stato proibite libere uscite, nonché l’utilizzo degli impianti sportivi, con conseguente compromissione della «possibilità di un adeguato recupero psico-fisico», ed «elevati livelli di stress. Il permanere prolungato in un contesto caratterizzato da elevata pressione disciplinare e costante esposizione a provvedimenti sanzionatori», prosegue nella sua denuncia, «può incidere negativamente sulla serenità, sulla lucidità e sulla capacità di apprendimento dell’allievo, soprattutto nell’ambito di attività che richiedono particolare concentrazione tecnica ed emotiva. Il clima di servizio caratterizzato da estrema rigidità e approccio abrasivo da parte degli istruttori a ogni minima mancanza, comporta non raramente la disaffezione all’Istituzione da parte di giovani allievi ai quali non è dato alcun modo di comprendere le finalità di simili atteggiamenti che, specie agli occhi di chi proviene dal mondo civile, possono apparire del tutto esorbitanti, immotivati e dannosi. Un allievo in fase di formazione/addestramento non dovrebbe mai essere punito per errori commessi in buona fede durante le esercitazioni all’uso delle armi».

Quindi l’esempio dell’esercitazione al poligono di tiro, laddove un istruttore gli contestava la corretta esecuzione delle procedure di sicurezza. Istruttore che «anziché aiutarmi e indicarmi la procedura corretta ha sospeso l’esercitazione, proferendo le parole “O te ne vai a casa tua o ti caccio io dalla Finanza”». Di qui le pesanti accuse di razzismo e mobbing, lui che è nato a Firenze da genitori originari della Repubblica di Mauritius. «È evidente la disparità di trattamento tra lo scrivente e gli altri frequentatori di corso», ha aggiunto, «i quali sono spesso imparentati con il personale appartenente all’amministrazione. I comportamenti discriminatori sono tali da delineare un preciso quadro indiziario grave e concordante dal quale si desume un trattamento deliberatamente penalizzante e deteriore, che spesso degenera nella vessazione». Nei giorni scorsi era stato il senatore aquilano Guido Liris a replicare alle accuse di Cucchi. Per Liris, infatti, «definire quella di Coppito una “scuola degli orrori” significa emettere una sentenza preventiva che non rende giustizia né alla ricerca della verità né al rispetto dovuto alle persone coinvolte».

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