Un anno fa moriva Centofanti, combattente del post terremoto

Il ricordo: portavoce per anni del Comitato vittime, la notte del 6 aprile 2009 perse il nipote Davide In prima linea nel processo alla Commissione grandi rischi, è stata “madre” del parco della Memoria
L’AQUILA. È passato un anno da quel 29 aprile 2021 che ha portato via Antonietta Centofanti. Ed è passato un altro sei aprile: il primo a riempire il parco della Memoria, il luogo per cui Tetta, come la chiamavano gli amici, ha combattuto una vita e su cui non ha potuto vedere accendersi i riflettori. Un altro anno senza giustizia: ai processi, che cercano di fare luce sulla notte del terremoto, si sono sommati altri processi, ma per la prima volta nelle aule di tribunale lei non c’era. Un anno in cui la città si è sentita più povera e più sola. L’addio ad Antonietta Centofanti è piombato inaspettato, in aprile, nel mese della sua nascita, dei suoi fiori preferiti, i lillà, ma anche del dolore irrisolto e della lotta incessante. Quella sera è stata l’amica Marion a trovarla ormai senza vita sul divano di casa, in via dei Farnese all’Aquila. Antonietta aveva da poco compiuto 71 anni. Era nata a Pescina il 1° aprile del 1950.
CHI ERA
Antonietta Centofanti, giornalista pubblicista, curava l’ufficio stampa dei Solisti aquilani, aveva collaborato anche con l’Atam (Associazione teatrale abruzzese e molisana) e con diverse testate culturali italiane. Era un’animalista convinta, con la passione per i gatti. Diverse le iniziative per la lotta al randagismo. Amava i libri e la buona musica. Ma era soprattutto un’attivista dei movimenti nati in città dopo la catastrofe del 6 aprile 2009. Da allora era diventata una donna simbolo della lotta post terremoto, per chiedere giustizia e verità sulla morte degli otto giovani della Casa dello studente. Tra questi c’era il nipote Davide Centofanti. Del Comitato dei familiari delle vittime era anche la portavoce. Negli anni si era battuta per far nascere una rete nazionale solidale e di lotta, coinvolgendo associazioni e comitati di familiari di vittime imputabili non al caso o alla natura, ma alle responsabilità umane.
IL PARCO DELLA MEMORIA
Antonietta era anche la “madre” del parco di piazzale Paoli, che immaginava «Non un cimitero, ma un luogo vivo, del ricordo, dell’impegno perché quello che è successo nel 2009 non accada mai più». «Il prossimo anno. Il prossimo anno, il 6 aprile saremo tutti lì» aveva detto qualche settimana prima di andar via per sempre in una lunga intervista sulla (ennesima) mancata inaugurazione. Antonietta, tuttavia, non ha potuto partecipare all’apertura ufficiale di quel Parco, avvenuta a settembre, pochi mesi dopo la sua morte.
IL MOTORE DEI PROCESSI
In prima linea nel processo alla Commissione grandi rischi contro l’atteggiamento di esperti e scienziati nel corso dello sciame che ha preceduto la tragedia aquilana, sarà ricordata per sempre come paladina del terremoto. «Sempre presente in tutte le udienze non solo dell’adorato nipote Davide» ha voluto sottolinea l’avvocato Wania della Vigna in una recente intervista, «continuerò, anche nel suo nome, a essere nelle aule giudiziarie fino a quando non avremo verità e giustizia».
LA DEDICA DEL 6 APRILE
Sembrava quasi di vederla con la fiaccola in mano il sei aprile scorso, dopo due anni di pandemia, tra la folla di gente, a ricordare le vittime del terremoto. Antonietta non c’era, ma il suo ricordo è stato costantemente presente: «Dobbiamo ricordare, dobbiamo farlo per la nostra comunità, per i nostri cari ma anche per Antonietta Centofanti» ha commentato quella sera Vincenzo Vittorini, che col terremoto ha peso la moglie e la figlia. Un lungo applauso è partito proprio dalla Casa dello studente per raggiungerla, chissà dove.
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