Un anziano muore al pronto soccorso dopo 24 ore di attesa

15 Ottobre 2014

Il reparto di emergenza non riesce a smaltire le richieste In ospedale solo 200 posti letto e blocco dei ricoveri

AVEZZANO. Attende per 24 ore al pronto soccorso in un turbinio di codici (prima verde e poi giallo) e poi muore senza riuscire a ottenere un posto letto in ospedale.

La vicenda di Eugenio Marinetti, 82enne di Trasacco, è solo la punta di un iceberg che mette a rischio la salute dei pazienti e allo stesso tempo rende complicatissima la vita di medici e paramedici del pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano.

L’anziano si è presentato in ospedale domenica mattina alle 10. Era affetto da una grave patologia e presentava problemi di respirazione. Inizialmente è stato considerato un codice verde (urgenza minore), poi nel pomeriggio – visto l’aggravarsi della situazione – è diventato codice giallo (urgenza). Di fatto, dopo alcune visite, la mattina dopo è morto. Ieri a Trasacco il funerale nella basilica di San Cesidio.

Sul decesso non è stata aperta un’inchiesta, tanto è vero che il corpo è stato restituito subito ai familiari per le esequie. Abbiamo provato a chiedere al primario Ezio De Pratti spiegazioni sull’episodio in questione, ma il medico ha preferito trincerarsi dietro un no comment.

Da sottolineare, poi, che di episodi analoghi ne capitano parecchi, di persone cioè che andrebbero ricoverate, ma restano parcheggiate nel reparto.

Proviamo a fornire un po’ di numeri. Il pronto soccorso di Avezzano gestisce intorno ai 140mila abitanti nella Marsica, ma ha la potenzialità di ricovero di 200 posti letto in ospedale. A puro titolo comparativo l’ospedale dell’Aquila – a fronte di una popolazione di 90mila abitanti – può contare su 400 posti letto ospedalieri.

Secondo le disposizioni della Regione, vanno considerati 2,7 posti letto ogni mille abitanti, di cui lo 0,7% attribuito alla riabilitazione.

Nella Marsica, stando ai numeri, i posti letto sarebbero molti di più di 200 conteggiando quelli delle tre cliniche private: L’Immacolata di Celano, la Di Lorenzo di Avezzano e l’Ini di Canistro. Ma le case di cura non hanno un reparto per le urgenze. Rimane quindi la necessità di evitare il “tappo” al pronto soccorso dell’ospedale e l’ingolfamento impressionante che si registra a qualsiasi ora nel reparto di prima emergenza. Senza contare, poi, che la situazione è destinata a peggiorare con l’imminente arrivo dell’influenza.

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