Un bus con 64 migranti in città

22 Settembre 2014

Saranno ospitati nei centri d’accoglienza dell’Aquila e Avezzano. Controlli medici senza esito

L’AQUILA. Provengono da varie zone dell’Africa e sono sbarcati a Lampedusa al termine dell’ennesimo viaggio della speranza. Da due giorni, 64 immigrati sono ospiti delle strutture di accoglienza della città, mentre altri 10 sono stati trasferiti ad Avezzano. Per loro sono scattati tutti i controlli del caso, compresi quelli preventivi in materia di sicurezza sanitaria, diventati più accurati, in tutto il mondo, dopo i recenti episodi di contagi dal virus Ebola. Dei 64 uomini visitati all’Aquila, solo uno è attualmente ricoverato nel reparto di malattie infettive, ma senza particolari allarmi: ha la febbre alta, probabilmente a causa dei disagi patiti durante la traversata verso l’Italia. Lo conferma il direttore generale dell’Asl Giancarlo Silveri: «Siamo stati allertati dalla prefettura», spiega Silveri, «e sabato abbiamo accolto un folto gruppo di immigrati provenienti dall’Africa, accompagnati dalla polizia. Per verificarne lo stato di salute, sono stati tutti sottoposti a uno screening di controllo, tramite il triage del pronto soccorso, e per alcuni, in via precauzionale, è stato deciso di approfondire gli accertamenti, appoggiandoci al reparto di malattie infettive: sia per un eccesso di zelo, sia perché è dotato di attrezzature specifiche. Non è stato riscontrato», sottolinea il manager dell’Asl, «alcun caso d’infettività: solo uno dei migranti è ancora ricoverato, essendo affetto da febbre alta. Ma si tratta di una patologia che non desta preoccupazioni, in quanto è una semplice febbre comune, probabilmente dovuta alle condizioni di viaggio».

Gli extracomunitari sono originari della Nigeria, del Senegal, della Guinea, Mali e Gambia: resteranno in città, su richiesta del governo, per un certo periodo, ospitati in strutture di accoglienza, come Fraterna Tau, Caritas e Centro servizi per il volontariato. Poi saranno inseriti in progetti governativi in varie città italiane. «Sono tutti uomini giovani», precisa il manager Silveri, «e molti di loro sono qui per chiedere lo status di rifugiati politici. A livello umano, è stata un’esperienza di quelle che lasciano il segno».

Alcuni migranti sono stati benedetti da padre Quirino Salomone a San Bernardino nel corso di una breve cerimonia.

Romana Scopano

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