Un centro per immigrati all’ex Reiss Romoli

29 Febbraio 2016

Al vaglio del ministero dell’Interno la proposta che prevede attività di formazione La struttura potrebbe ospitare cento persone con buona ricaduta occupazionale

L’AQUILA. Tra le tante ipotesi che si sono fatte e che sono ancora in ballo per un’adeguata utilizzazione del complesso dell’ex Reiss Romoli, c’è quella di utilizzare parte di quegli spazi per un complesso ricettivo polivalente adatto alla formazione di immigrati. Per poi dirottare gli ospiti in Paesi dove ci può essere l’opportunità di sfruttare le conoscenze acquisite.

Si tratta di un progetto che è stato inviato al ministero dell’Interno tramite la prefettura del capoluogo di regione. Secondo una prima valutazione, anche se approssimativa, le persone da ospitare potrebbero essere un centinaio all’inizio. E già se si riuscisse a ottenere questo risultato, con l’ok al progetto, ci sarebbero delle ricadute di un certo interesse per l’occupazione locale. Basti pensare alla vigilanza e a tutti gli altri servizi che ci potrebbero essere.

La presenza di questi corsisti non escluderebbe certo l’utilizzazione di tale struttura verso altri impieghi. Infatti la struttura, che è tra i due/tre campus più grandi d’Europa, si estende su 200mila metri quadrati e vanta 202 camere suddivise in due gruppi. Ci sono poi palazzine per la didattica, sport, uffici e sale riunioni per 11mila metri quadrati. La capienza annua stimata è di circa 1600 persone. La gestione di questo complesso, affidata all’immobiliarista Sergio Adriani, assicura che l’area, attualmente priva di attività, potrebbe essere resa operativa nel giro di meno di un mese.

Secondo il progetto pilota la sicurezza interna dovrebbe essere garantita da personale di sorveglianza altamente specializzato.

La struttura garantirà una formazione di alto livello con particolare attenzione all’insegnamento della lingua, della cultura e dell’educazione civica relative ai Paesi di finale destinazione degli ospiti.

Si prevede, ovviamente, che ci si possa avvalere di risorse locali quali l’Università dell’Aquila, e le tante istituzioni professionali che ci sono nella zona quali la scuola infermieristica, quella alberghiera, la scuola edile e le tante associazioni di volontariato locali.

La spesa dovrà essere condivisa dall’Unione europea. La spesa specifica a carico dell’Italia sarebbe di circa un milione e mezzo.

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