Un drappello di medici per curare i pazienti a casa

13 Novembre 2020

Sono pochi professionisti, età media 35 anni, chiamati con scarsi strumenti a operare sul territorio per alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere

AVEZZANO. «Pronto, buongiorno sono un medico dell’Usca». Queste le parole che molti pazienti in questi giorni si sentono dire dall’altro capo del telefono. Frasi che per qualcuno suonano come un abbraccio, per altri sono, invece, parole attese da giorni e giorni a causa di personale ridotto in un territorio messo a dura prova dal Covid. Sono i giovani professionisti dell'Usca (Unità speciale di continuità assistenziale), età media 35 anni, medici incaricati di recarsi a casa dei pazienti che hanno sintomi. Le Unità sono state pensate per fare da filtro ai troppi ricoveri e per alleggerire la pressione sugli ospedali. Ma a 9 mesi dall’inizio della pandemia queste Unità sono poche, non attrezzate e costrette a svolgere anche mansioni diverse da quelle domiciliari. Il loro ruolo dovrebbe essere quello di monitorare e valutare quotidianamente l’evolversi della sintomatologia dei pazienti a casa, cercando di individuare precocemente quelli da ricoverare. Nella Marsica la squadra conta sulla carta 20 medici distribuiti in tre unità: Avezzano (12), Pescina (4), Tagliacozzo (4). Nella Asl ci sono poi altre 4 sedi Usca (2 nel territorio sangrino-peligno, 2 nell’aquilano). In realtà, tra malattie e 6 operatori assegnati al Don Orione, in attività nella Marsica ci sono 13 persone. Nonostante ciò, nell’ultimo mese hanno effettuato 140 prime visite e oltre 600 tamponi domiciliari, con un flusso di oltre 700 chiamate. Non hanno neanche gli ecografi polmonari in dotazione, come avviene in altre regioni. Una dottoressa ne ha comprato uno a sue spese.
«Grazie all’esperienza maturata dalla nostra collega nell’ambito dell’ecografia polmonare e al suo ecografo personale», spiegano i medici, «siamo stati in grado di diagnosticare polmoniti in fasi precoci. Per questo ci stiamo adoperando con l’Asl per munirci di altri ecografi, in maniera da amplificare il nostro operato sulla comunità». Senza dotazione tecnologica, infatti, è impossibile arrivare a un’efficace gestione del territorio. «Aprire il portale delle comunicazioni al mattino e trovare centinaia di richieste da gestire non è cosa semplice da affrontare», raccontano gli operatori, «stiamo cercando di migliorare la gestione del servizio in accordo con i medici di base ma come tutte le cose nuove c’è stato bisogno di un rodaggio per l’utilizzo delle risorse informatiche». Sono giovani e pieni di entusiasmo, ma hanno anche maturato un’esperienza di grande sofferenza. «Ci capita sempre più spesso di recarci a domicilio e trovare situazioni drammatiche, in bilico verso un esito incerto e terribile. Quello che più ci colpisce e addolora è constatare che ci sono pazienti che pur avendo necessità del ricovero non possono essere trasferiti in ospedale perché non ci sono posti letto disponibili». Quindi l’appello ai cittadini: «Aiutateci a uscire da questo incubo rimanendo a casa e rispettando tutte le misure precauzionali». (p.g.)
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