Un museo di arte contemporanea nel sito ex Sercom

È tra le ipotesi progettuali per le quali il Comune cerca fondi L’altra (per 8 milioni) riguarda una sala congressi e parcheggi
L’AQUILA. Nell’ex Sercom di Pagliare di Sassa potrebbe nascere anche un museo di arte contemporanea. Lo si legge nella relazione al progetto di fattibilità redatto dal Comune per poter chiedere il finanziamento al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del bando nazionale sull’assegnazione ai Comuni di contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, bando approvato con decreto del presidente del Consiglio a gennaio. Se il finanziamento (circa 10 milioni) verrà concesso si dovrà scegliere fra due ipotesi progettuali. La prima, meno ambiziosa, ha un costo di oltre 8 milioni. La seconda più articolata ha un costo stimato di circa 12 milioni. Nella prima si prevede una sala congressi da 6.000 metri quadrati, un foyer-bar-ristorante da 650 metri quadrati, un magazzino da oltre 5.000 metri quadrati, un parcheggio coperto da 1.800 metri quadrati e uno a raso di 3.700. La seconda ipotesi progettuale non si discosta molto dalla prima se non per l’ipotesi di un museo di arte contemporanea al posto del magazzino (tre milioni il costo previsto), museo che dopo l’inaugurazione del Maxxi a Palazzo Ardinghelli in pieno centro storico, potrebbe dare una risposta alle tante sollecitazioni di artisti aquilani che da tempo chiedono uno spazio a loro dedicato. LO STATO DI FATTO. Nella relazione si legge: “Sull’area oggetto dell’intervento insiste un fabbricato destinato originariamente a centro commerciale, la cui costruzione è stata autorizzata nel 2001. La realizzazione dell’opera non è mai giunta a conclusione, lasciando un edificio completo solo nella parte strutturale e nell’involucro esterno. Il complesso, attualmente utilizzato in parte come deposito di attrezzature di cantiere per le imprese edili coinvolte nel processo di ricostruzione della città, si presenta come un grande contenitore di 25.568 metri quadrati di superficie lorda per un volume utile lordo costruito di 119.544 metri cubi. Il fabbricato sorge su un sito in lieve pendenza, con una porzione seminterrata e un duplice accesso: quello principale da via L’Aquila-Sassa, in posizione centrale rispetto alla pianta, e altri secondari sul fronte opposto, alla quota del primo livello. L’edificio, di altezza pari a 4,80 metri al piano terra e 3,75 metri al primo livello, risulta privo di qualsiasi tipo di partizione, a esclusione degli spazi connettivi (scale e vani ascensori), e di finiture”.
RIQUALIFICAZIONE. “È arrivato il momento di pensare alla riqualificazione di queste aree», si legge ancora, “utilizzando tutte le risorse che provengono dal territorio, recependo e valorizzando le realtà associative e la diversità delle iniziative intraprese, nel comune intento di migliorare la qualità della vita attraverso questi spazi. Se nell’immediato post-sisma è apparso naturale favorire la rinascita del centro urbano, a lunga scadenza bisogna considerare le trasformazioni subite dal territorio con i nuovi insediamenti che, ormai radicati, richiedono interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione in grado di contrastare il progressivo degrado. Sulla base di princìpi come la partecipazione e la realtà associativa, a fianco del recupero edilizio, è necessario rigenerare un nuovo tessuto sociale con la ricerca di soluzioni in grado di alimentare la ricostruzione della città nuova, quale sistema organizzato a rete diffusa. Le infrastrutture devono quindi risultare accessibili, ma non rigidamente contenute nel territorio urbanizzato, sinergiche tuttavia non contigue nello spazio urbano. La nuova realtà policentrica dovrebbe essere in grado di fornire, da un lato, servizi base comuni e, dall’altro, specializzazioni diversificate per ogni villaggio urbano così da creare più poli attrattori di flussi esterni”. Fra le attività sociali si ipotizza anche un centro diurno volto alla realizzazione di progetti socio-assistenziali sulla scorta di quanto proposto dal consiglio comunale circa la realizzazione del “Campus della Vita”. Non resta che attendere l’arrivo dei fondi dal ministero.
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