Un pezzo dell’antica Amiternum nel patrimonio dell’Università

L’Ateneo acquista l’area archeologica e trasformerà i ruderi in testimonianze leggibili del passato anche al servizio dello sviluppo turistico. Il rettore Alesse: tra un anno vedremo i primi frutti
L’AQUILA. Trasformare i ruderi in testimonianze leggibili di un prezioso passato attraverso la tecnologia e l’informatica; rendere la città partecipe delle continue campagne di scavo e incentivare il turismo. Sono solo alcuni degli ambiziosi obiettivi del Progetto Amiternum, che ha preso il via con l’acquisto, da parte dell’Università, dei terreni sui quali sorgono i resti della cattedrale dell’antica città, in località Campo Santa Maria, alle spalle del noto Teatro di epoca romana. Un investimento di circa 70mila euro, derivanti dai fondi dell’8 per mille, che vedrà i suoi frutti tra circa un anno. In collaborazione con la Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, infatti, l’Ateneo ha sviluppato un progetto pluridipartimentale che intende trasformare il sito in un laboratorio a cielo aperto, di ricerca per le discipline storiche, archeologiche e museografiche per la promozione del patrimonio culturale del territorio, ma anche ingegneristiche e informatiche, con ricostruzioni tridimensionali, realizzate tramite le nuovissime tecnologie della realtà virtuale e della realtà aumentata e persino videogame a tema. Un laboratorio aperto alla città e in particolare ai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Quattro le fasi di attuazione del progetto, che è stato illustrato ieri in conferenza stampa dal rettore dell’Ateneo aquilano Edoardo Alesse, dalla responsabile della Soprintendenza unica del cratere Alessandra Vittorini, dal direttore generale dell’Ateneo, Pietro Di Benedetto, e da Alfonso Forgione, ricercatore del dipartimento di Scienze umane e professore di Archeologia cristiana e medievale.
MESSA IN SICUREZZA. La prima riguarda la messa in sicurezza del sito e della viabilità utile a raggiungerlo, al fine di renderlo visitabile da parte di singoli turisti, gruppi organizzati, scolaresche e, tramite prenotazioni on line, disabili, mediante appositi accorgimenti.
PANNELLISTICA. Si passerà poi alla realizzazione di una ricca pannellistica indispensabile a descrivere dettagliatamente le diverse dinamiche insediative che hanno interessato il sito, al fine di “raccontare” la storia dell’antica città nel migliore dei modi.
NUOVE TECNOLOGIE. Con l’utilizzo di strumenti didattici e divulgativi innovativi (tablet, smartphone, OculusGo), sarà possibile realizzare ricostruzioni tridimensionali, attraverso tecniche di realtà aumentata e realtà virtuale, al fine di rendere ulteriormente immersiva e dunque coinvolgente la visita.
VISITE. Saranno infine organizzate visite guidate, gite scolastiche, eventi a tema. L’area archeologica costituisce, infatti, un complesso capace di attrarre visitatori anche da fuori regione.
TURISTI E STUDENTI. A beneficiare del progetto saranno in primo luogo gli abitanti del territorio aquilano, ma anche gli stessi studenti dell’Ateneo, che avrebbero indubbiamente notevoli vantaggi da un punto di vista occupazionale. Si punterà anche molto sul turismo. La città di Amiternum, essendo un sito pluristratificato, ha infatti tutte le potenzialità per “raccontare” in maniera esaustiva le dinamiche storico-sociali di questo territorio, dal periodo italico a quello basso medievale. Un vero libro a cielo aperto a disposizione delle nuove generazioni, per conoscere meglio la propria storia e le proprie radici. «Grazie all’investimento da parte dell’Ateneo e la collaborazione con gli altri attori sul territorio», ha spiegato Alesse, «il progetto possiede un alto potenziale per contribuire a rafforzare la competitività del sistema culturale aquilano». Anche per la soprintendente «si tratta di un esempio virtuoso di collaborazione tra enti pubblici, che intendiamo portare avanti, sperando di poterlo attivare anche con altri partner, per offrire alla collettività nuove opportunità e forme di conoscenza del patrimonio culturale».
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