Un picchetto d’onore dei colleghi del carcere per l’addio a Giuseppe

28 Agosto 2022

Tanti ricordi del 54enne della penitenziaria investito e ucciso In chiesa il cappello d’ordinanza poggiato sul Tricolore

SCOPPITO. Circondandolo con l’affetto di una intera comunità, con il picchetto d’onore dei colleghi della polizia penitenziaria, le note della tromba a intonare il Silenzio, il cappello e il tricolore della bandiera italiana poggiate sulla bara, Scoppito ha dato ieri l’ultimo saluto a Giuseppe Colaiuda, il 54enne agente di polizia penitenziaria morto martedì scorso. Colaiuda, mentre portava a spasso il cane nelle vicinanze della sua abitazione, è stato travolto e ucciso dalla vettura guidata da un giovane che guidava sotto l’effetto dell’alcol e che, dopo l’incidente non si è fermato a prestare soccorso, cercando inutilmente di far perdere le sue tracce. Il feretro è arrivato in chiesa proprio mentre la pioggia aumentava di intensità con un preoccupante corollario di fulmini, tanto che la responsabile del picchetto ha cercato di spostare le persone che erano ferme sotto gli alberi, consigliando loro di andare verso luoghi più sicuri. La chiesa di San Bartolomeo è risultata troppo piccola per contenere le tante persone arrivate per partecipare alle esequie di Giuseppe, del loro Giuseppe, conosciutissimo nella zona. Tra la folla c’è chi lo ricorda bambino, a Forcelle di Tornimparte, a pochi chilometri di distanza, e chi lo aveva conosciuto a Scoppito, dove era andato ad abitare dopo aver comprato casa al Borgo del Sole. Una persona benvoluta da tutti e la cui tragica fine ha lasciato un segno profondo nella comunità di Scoppito. Nella sua omelia, il parroco don Luciano Angelone ha parlato della fragilità della natura umana. «Anche se ci affanniamo, possiamo pensare che tutto finisca, prima o poi», ha detto il sacerdote dal pulpito, «ma la speranza della vita eterna ci dice che non è così. Ci dice che Giuseppe non ha terminato la sua vita, e che oggi è ancora più vicino a noi». Dopo l’incidente, il giovane che era alla guida dell’auto, il 38enne Roberto Maurizi, ha cercato inutilmente di far perdere le sue tracce. I carabinieri lo hanno identificato quasi subito grazie a uno specchietto rimasto a terra e alle telecamere di sorveglianza, e lo hanno trovato in casa che cercava di nascondere i danni sulla sua macchina. Ora è agli arresti domiciliari.
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