Un tesoro “sprecato” E per la Casa Santa deficit di tre milioni

Sette secoli di storia per accumulare l’immenso patrimonio Poi cattive gestioni e saccheggi, fino al commissariamento
SULMONA. Una trentina tra case e palazzi solo a Sulmona, due chiese, tre complessi monumentali. Tre case e un negozio a Pescara. E, ancora, sconfinati terreni fra Sulmona, Pacentro e Cansano. È lo smisurato patrimonio messo su nel corso dei secoli dalla Casa Santa dell’Annunziata, grazie ai lasciti e alle munificenze di benefattori. Qualcuno ha provato anche a quantificare l’entità di questa “fortuna”, senza però riuscirci, anche perché fanno parte del patrimonio della Casa Santa monumenti simbolo della città, quali il palazzo dell’Annunziata, il complesso di Santa Chiara dove ha sede la casa di riposo e il complesso di San Cosimo. Tre edifici storici il cui valore è praticamente incalcolabile.
Un patrimonio che, nel corso della storia e del tempo ha subìto notevoli variazioni, con vantaggiose compravendite, permute, fitti, cessioni e oculate operazioni finanziarie contribuì a rimpinguare nel tempo le ricche rendite. Ma anche “saccheggiato” per ripianare i debiti contratti da quegli amministratori che non si sono dimostrati all’altezza della situazione (il deficit è di circa 3 milioni).
Un patrimonio che con il riordino delle pubbliche istituzioni di assistenza (Ipab), avviato dalla Regione nel 2011, che prevedeva una sola Asp (Azienda di servizi alla persona), in ogni capoluogo di provincia, stava per finire sotto il controllo della Asp dell’Aquila. Grazie alla sua storia e alla sua consistenza patrimoniale e a un fermo intervento della città, la Casa Santa dell’Annunziata di Sulmona è riuscita a mantenere la propria autonomia istituzionale e l’identità culturale che hanno caratterizzato per quasi sette secoli la storia dell’istituzione laico-religiosa.
Anche se ad amministrarla, dall’ottobre scorso, è stato chiamato un commissario straordinario esterno, Dario Recubini, con la chiara missione di ripianare il consistente deficit accumulato negli ultimi decenni per gestire la casa di riposo per anziani. Paradossalmente è proprio grazie all’ospizio che la Casa Santa riesce a mantenere il controllo del suo consistente patrimonio che tornerebbe ai legittimi eredi qualora si decidesse di interrompere l’assistenza agli anziani, ai bisognosi e ai malati, finalità per le quali è nata l’istituzione laico-religiosa. Attualmente sono una quarantina gli anziani ospiti della casa di riposo. Ognuno di loro ha un costo di 30-40 euro al giorno.
Nel complesso di Santa Chiara ci sono altre stanze disponibili che consentirebbero di dare ospitalità ad altri sei anziani, il che consentirebbe di abbassare ulteriormente i costi di assistenza.
«Oltre a una sana gestione del patrimonio stiamo valutando anche tante altre cose come l’acquisto dei prodotti alimentari per la mensa», spiega Recubini, «è nostra intenzione rivedere alcuni contratti per arrivare ad acquistare prodotti a chilometro zero, nel rispetto della valorizzazione dei prodotti locali e dello sviluppo economico del territorio. Vogliamo rimettere la Casa Santa al centro della Valle Peligna, così come lo era quando è stata istituita circa sette secoli fa».
Claudio Lattanzio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

