«Una casa per le donne a rischio di violenze»

Giannangeli (Associazione Tellini) reitera la richiesta al sindaco e agli assessori Petrella e Bignotti
L’AQUILA. L’associazione “Donatella Tellini onlus-Centro antiviolenza per le donne”, tramite la presidente Simona Giannangeli, chiede «che il Comune dell’Aquila voglia predisporre un incontro per discutere concretamente del progetto di realizzazione di una casa rifugio in emergenza per le donne che subiscono violenza maschile».
«L’associazione», prosegue la nota, «avanza questa richiesta attraverso gli organi di informazione, dopo averla inviata, in data 14 novembre 2018, mediante e-mail al sindaco Pierluigi Biondi, all’assessore Bignotti e all’assessora Petrella. La stessa richiesta è stata nuovamente inviata, in data 14 gennaio 2019, mediante pec al sindaco Biondi e mediante e-mail all’assessore Bignotti e all’assessora Petrella. Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta».
«La richiesta di detto incontro», prosegue Giannangeli, «si fonda sulla necessità non più rinviabile di una seria discussione circa l’urgenza di una casa rifugio in emergenza, tema già a conoscenza dell’amministrazione comunale e dello stesso sindaco, al quale l’Associazione, nel mese di giugno 2018, aveva inviato la proposta di convenzione da stipulare tra il Comune e l’associazione, al fine di rendere effettiva l’attività della casa rifugio in emergenza».
L’Associazione «auspica un sollecito, cortese e proficuo riscontro alla suddetta richiesta».
La richiesta poggia sul fatto che i casi di maltrattamenti alle donne, stando alle statistiche, nella nostra zona non sono in aumento, ma sono sempre tanti. E a questi vanno aggiunti quelli che non vengono denunciati.
Un anno fa, in una conferenza stampa, Giannangeli disse che sono 450 le donne accolte dal centro antiviolenza dell’Aquila dal 2007.
In quell’occasione ebbe a dire che «c’è ancora molta strada da fare per liberare i processi per stupro da una logica patriarcale e maschilista per cui la donna è sempre corresponsabile della violenza insieme al suo stupratore».
Ma il problema pratico che si pone è quello di trovare un luogo sicuro per quelle donne che, dopo aver denunciato botte o violenze sessuali, temono ritorsioni in vista di possibili provvedimenti dei giudici che talvolta tardano ad arrivare.
Del resto, non sempre le misure cautelari, come il divieto di avvicinamento, si dimostrano efficaci. Di lì la necessità, per l’appunto, di un rifugio.
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