Una doppia protesta sfila in processione

4 Aprile 2015

Prima del corteo uno striscione dei promotori della battaglia per il punto nascita Il coro conferma lo sciopero del canto per un breve tratto

SULMONA. Emozione, commozione e un bagno di folla hanno caratterizzato, ieri sera, l’uscita della processione del Cristo morto dalla chiesa della Trinità. Sebbene sia stata confermata la protesta del coro, che è stato qualche minuto in silenzio per protestare contro il mancato cambio di percorso, il rito del Venerdì Santo in città non ha perso la sua suggestione. Si tratta di un momento solenne per la città e per i confratelli dell’Arciconfraternita della Santissima Trinità, sodalizio che cura il rito dal 13 aprile 1827, che con il loro tradizionale saio rosso, come la passione, si accostano all’abito nero, a lutto, della Vergine addolorata per la morte del Figlio. Turisti e cittadini si sono riversati in centro storico per partecipare alla processione, che ha preso il via verso le 20. I promotori della battaglia contro la chiusura del punto nascita dell’ospedale hanno sfilato prima della processione con uno striscione.

Molti fedeli hanno cominciato, già verso le 19, a entrare in chiesa per una preghiera davanti al Cristo morto. Poi, all’imbrunire, la processione ha iniziato il suo cammino. Un lento percorso, che, come vuole la tradizione, si è snodato attraverso l’intero centro storico. Ad aprire il corteo il vescovo Angelo Spina, affiancato dal parroco don Gilberto Uscatequi e dal cappellano dell’Arciconfraternita don Vittorio D’Orazio. Tra le autorità il sindaco Peppino Ranalli e il presidente del consiglio comunale Franco Casciani.

Il vescovo ha invitato tutti ad un momento di preghiera e di riflessione. Poi il suggestivo passaggio lungo i vicoli del centro storico tra ali di folla e lumini. E ancora le note intense del “Miserere”, musicato dai maestri sulmonesi Federico Barcone nel 1913 e Giovanni Galli e intonato dai 120 elementi del coro, hanno consegnato ai fedeli un momento di intensa sacralità. A portare la bara del Cristo si sono alternate due quadriglie: Arnaldo Polce, Salvatore Venti, Carlo Mosconi, Angelo Trovarelli la prima e da Antonio Cacace, Bruno Spagnoli, Giovanni Malvestuto e Marco Turchetti la seconda. La prima quadriglia alla statua dell’Addolorata, invece, è stata composta da Cosimo Aquaro, Giuseppe Cotti, Sergio Iovita e Paolo Casciani, la seconda composta da Tonino Marinucci, Daniele Colangelo, Pierfrancesco Carrozza e Flavio De Filippo. Al tronco ci sono stati Guido Ciotti, Giuseppe Colangelo ed Ettore Paolantonio. Mazzieri Lucio Silvestri, Franco Caldarelli e Giuseppe Fuggetta.

Infine, Antonio Verrocchi ha portato la croce lignea. La processione del Cristo Morto ha origini antichissime ma l’attuale solenne allestimento risale al 1500 circa. I confratelli dell’Arciconfraternita della Santissima Trinità, la più antica di Sulmona, che ha sempre curato la rievocazione della morte di Cristo, indossano un vistoso saio rosso porpora con pettorina bianca e cingolo rosso, simbolo di costrizione e umiltà e sfilano lungo le vie del centro con un corteo processionale suddiviso in vari settori. L’ordine e la perfetta simmetria tra i vari componenti il corteo funebre sono assicurati dai mazzieri ossia i confratelli trinitari che seguono le direttive del Capo dei sacristani, a cui spetta l’onore di sovrintendere a tutta la processione.

Chiara Buccini

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