Una giornata di emozioni fra gioia e ricordo

8 Maggio 2016

I momenti clou: l’inno tedesco in onore delle vittime della strage nazista e poi la “Discesa”

di GIUSTINO PARISSE

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico”. Questo celebre verso di Giovanni Pascoli sintetizza più di mille parole quello che è successo ieri a Onna. Il paese, che sette anni fa era piegato e dolente, ha fatto festa. La chiesa “nuova” è tornata a ospitare un rito che affonda le sue radici nei secoli: la “discesa” della Madonna. Temevo di crollare travolto da emozioni che mi hanno accompagnato fin da bambino e invece ho osservato la cerimonia quasi con distacco. Forse perché di emozioni la giornata ne aveva riservate già tante.

Ho sentito l’inno tedesco eseguito dalla fanfara dei carabinieri davanti alla lapide che ricorda la strage nazista del 1944. Sì, è stata quella l’emozione più forte. In quel momento si è chiuso un cerchio fatto all’origine di barbarie, poi di solidarietà concreta nutrita di amicizia e condivisione di momenti difficili in cui tutto sembrava perduto.

In quelle note c’era allo stesso tempo la condanna di quel tragico episodio di 72 anni fa e la presa d’atto che oggi c’è un borgo, affogato nel verde della valle dell’Aterno, che pian piano rinasce anche in nome di una brutta pagina di storia. È stata la rappresentazione plastica che la misericordia – di cui parla papa Francesco – non è solo una categoria dello spirito ma muove cervelli, mani e piedi di tante persone di buona volontà. Fra queste l’ex ambasciatore tedesco Michael Steiner il vero motore della “nuova” Onna che ha ricevuto applausi a scena aperta e che in serata è stato ringraziato pubblicamente nel corso di un incontro cordiale e a tratti commovente con gli abitanti. L’arcivescovo Petrocchi, nella sua omelia, ha pronunciato parole sagge e cariche di verità: «Il dolore non deve diventare rabbia, rivalsa, o voglia di vendetta. Deve essere invece linfa per i costruttori del bene comune». Mentre mi allontanavo dalla chiesa, alla fine della cerimonia, ho pensato ai miei figli e a tutti coloro che ci hanno lasciato il 6 aprile del 2009. Sono soprattutto loro che hanno fatto il miracolo. La loro morte ha dato una spinta alla vita. Non se ne sono andati invano. E le lacrime a quel punto sono scese copiose. Ma non ho saputo distinguere se fossero di gioia o di dolore.

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