Una notte all’insegna della ricerca

5 Luglio 2014

Anche L’Aquila tra le 300 città europee impegnate nell’iniziativa che si terrà il 26 settembre

L’AQUILA. Sarà letteralmente la notte migliore per guardare le stelle, quella del prossimo 26 settembre quando, dal pomeriggio e fino quasi all’alba del giorno dopo, L'Aquila si animerà per la Notte europea della ricerca. Presentata qualche giorno fa dall’assessore comunale Alfredo Moroni, la notte (in tutta Europa) riguarda 300 città e in Italia vedrà la partecipazione in contemporanea di Perugia, Ancona e L’Aquila.

«Nella notte del 26 settembre i ricercatori dialogano con i cittadini mostrando che il loro mestiere è una sfida che ha a che vedere con la vita di tutti noi», ha spiegato qualche giorno fa Leonardo Alfonsi, responsabile del progetto Sharper (Sharing researchers' passions for excellence and results) coordinato dall’associazione no profit Psiquadro e che è inserito nelle azioni Marie Curie per la Notte europea dei ricercatori, sostenute dalla Commissione Europea nell’ambito del programma quadro Horizon 2020.

L’iniziativa, che sarà replicata anche nel 2015, all’Aquila è organizzata con il supporto dell’Università, dei Laboratori del Gran Sasso, del Gran Sasso science institute (Gssi) e del Comune dell’Aquila.

«L’evento ha un chiaro obiettivo di comunicazione scientifica, ma all’Aquila», ha spiegato la rettrice Paola Inverardi, «vuole avere soprattutto un valore identitario, facendo capire a tutti che la nostra è una città di cultura, scienza e ricerca. Per questo l’Università contribuisce in termini economici ma soprattutto di personale con ben 150 persone tra ricercatori e tecnici impegnati».

La notte dei ricercatori sarà rivolta ai curiosi di ogni età, ma soprattutto ai più giovani, e i venti appuntamenti previsti e in via di definizione, che vedranno la partecipazione anche di artisti e sportivi, si svolgeranno nel centro storico ma anche all’Aquila e a piazza d’Arti.

«Sarà una notte di semina», ha osservato Eugenio Coccia, direttore del Gssi. «Cercheremo non solo di intrattenere ma anche di seminare nei giovani la passione per il sapere, di stimolarli allo studio».

La notte dei ricercatori negli anni scorsi si è svolta nei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, stavolta l’iniziativa si terrà tra la tra la gente e si aprirà a tutti i settori della scienza.

«Usciremo dalle nostre caverne e andremo in città», ha ironicamente sottolineato il direttore dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, Stefano Ragazzi, individuando nello stimolo del dottor Alfonsi, e nella collaborazione con l’Università dell’Aquila e il Gssi una novità di grande significato: Vogliamo dare alla città una iniezione di fiducia nelle proprie forze. In questo territorio ci sono straordinarie eccellenze che fanno sì che si possa credere in un grande avvenire».

Barbara Bologna

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