Una notte da sfollati tra paura e solidarietà

Il racconto di chi ha dormito a Murata Gigotti: «Ci siamo sentiti come a casa» Un bambino si sente male e viene accompagnato in ospedale per i controlli
L’AQUILA. «Scusi signora, sta per caso andando al bagno? Le dispiace se andiamo insieme?». E così due donne, una ragazza e una pensionata che non si sono mai viste prima, nel cuore della notte si prendono sotto braccio e raggiungono il bagno fuori dal tendone provvisorio della protezione civile di Murata Gigotti.
Proprio come è successo nelle tendopoli precarie dei campi dell’emergenza otto anni fa, anche nella notte tra domenica e lunedì l’esigenza di scacciare la paura del “mostro” ha abbattuto tutte le diffidenze. Si diventa più complici e amici sotto una tenda mentre la terra trema. «Si comincia con il sorriso e si diventa subito amici». Lo racconta Maria Paola, pensionata di Coppito che la notte di domenica ha deciso di dormire, insieme ad altre 30 persone, nella tenda dei volontari allestita nell’area di accoglienza della Pro loco, una delle dieci aperte dal Centro operativo comunale dopo il terremoto di 6.5 che domenica mattina ha sconquassato interi borghi nell’Appennino umbro e marchigiano.
«Mio marito è voluto tornare a casa dopo aver passato qualche ora nella sede della Pro loco, mentre intorno a noi alcuni bambini giocavano al parco giochi esterno e dentro si faceva merenda con the e biscotti. Io non mi sono adattata a dormire in macchina o al primo piano di casa nostra, ho avuto paura». E così succede che si finisce a cenare, o a giocare a burraco guardando le immagini trasmesse dalle dirette televisive sul terremoto fino a tardi e a dormire, poi, uno accanto all’altro: il vecchio e il bambino, il cristiano e il musulmano, il disabile e il ragazzo. «Mi sono sentita protetta e al sicuro», aggiunge Maria Paola, arrivata nell’area di accoglienza dopo cena, quando della maxi spaghettata (pasta alla chitarra a dire la verità) e della grande frittata preparata per cena restava nel locale soltanto il profumo. «E poi i volontari non ci hanno mai fatto sentire a disagio, offrendoci del the, dei biscotti, persino del vino». Tutto a proprie spese ovviamente, perché non è previsto il servizio pasti nelle aree di accoglienza. Ma quando si deve appunto esorcizzare la paura, passando molte ore insieme, condividere la colazione, il pranzo e la cena insieme a chi cerca serenità, è il minimo che si possa fare. «Mi ha colpito il fatto che, proprio come ormai quasi otto anni fa, ci sentivamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, come dire: mal comune, mezzo gaudio», aggiunge Maria Paola.
LA CENA. I due volontari “addetti” alla cucina non smettono un istante di mescolare ora the, ora sugo al tonno, ora pasta alla chitarra nei grandi pentoloni. La prima stanza che s’incontra entrando nella sede della Pro loco di Murata Gigotti a Coppito è proprio la cucina, ordinatissima nonostante per una sera si siano dovuti preparare pasti per almeno una quarantina di persone tra volontari, avventori e aquilani che non ne volevano sapere di restare a dormire nelle proprie case, anche se antisismiche. Per entrare a Murata Gigotti cercando un posto letto non serve presentarsi o dire «permesso». Diversi i bambini che hanno passato la notte nella tenda riscaldata, tra loro un bimbo marocchino di sei anni con crisi asmatiche che non lo facevano riposare. «Il piccolo e la sua famiglia hanno passato la serata e la notte qui, lasciando la loro casa di Preturo», spiega Valentina Battistelli, volontaria della Protezione civile di 27 anni, «durante la notte il bambino si è sentito male e ha avuto la febbre. È stato necessario chiamare il 118 che lo ha portato all’ospedale dove ha potuto fare tutti i controlli, poi però è tornato a Murata Gigotti».
SOLIDARIETÀ. «Mi è sembrato di essere tornati indietro, al 2009. Io penso che la solidarietà vincerà la povertà», dice sicura Carla Liberatore, 49 anni, che ha raggiunto Murata Gigotti nel tardo pomeriggio. «È stata una grande esperienza di aiuto reciproco, una prova di come si possa metterci l’anima ad aiutare gli altri», dice riferendosi ai volontari che hanno gestito l’area di accoglienza, «se non fosse per loro non sapremmo dove stare in momenti così caotici». Carla vive in un map da dove, dice, «le scosse si sentono benissimo e la paura è talmente tanta che non riesci a razionalizzare che lì, nel map, non può succederti niente». Fa più piacere un the caldo, una battuta condivisa che la solitudine in un posto sicuro. «Sono rimasta nella sede in legno della Pro loco insieme ai volontari a chiacchierare, perché non riuscivo a dormire in tenda, poi mi sono spostata in macchina. Mi ha svegliata la scossa delle 4,27 e sono tornata a farmi coccolare dai volontari», prosegue Carla. Solidarietà vuol dire anche mettersi a disposizione di chi non riesce a muoversi da solo e ha bisogno di aiuto. Come i due disabili in carrozzina , un uomo e una donna, assistiti durante tutta la notte dai volontari della Protezione civile, soprattutto per essere accompagnati al bagno distante alcuni metri dalla tenda del pernottamento.
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