Undici medici al fianco dei parenti

5 Febbraio 2017

Il manager Asl incontra il gruppo di specialisti che hanno operato nell’emergenza

L’AQUILA. Sono entrati in punta di piedi nel gorgo di dolore dei familiari delle 6 vittime dell’elicottero del 118, avvolgendoli per cinque giorni in un invisibile cordone di protezione. Si tratta di 10 psicologi e di uno psichiatra che, dal momento della disgrazia fino ai funerali sono stati accanto ai congiunti, in un percorso comune di dolore «che è andato ben oltre i ruoli professionali», fanno sapere dall’Asl.

«Gli 11 operatori, di cui facevano parte anche specialisti con alle spalle l’apocalisse del sisma del 2009, hanno seguito passo dopo passo, prima in ospedale e poi in un albergo “sterilizzato” da interferenze esterne, le famiglie coinvolte nella tragedia. La task force del dolore era composta dagli psicologi Roberto Ladislao Bonanni, Rossella Di Francescantonio, Maria Maddalena Dufrusine, Roberta Pirro, Maria Stolfa e Rossella Mazzei, appartenenti all’Asl 1, Noemi D’Addezio e Alessandro Sirolli dell’associazione 180 amici L’Aquila e da altri due psicologi messi a disposizione dalla società Inaer che fornisce gli elicotteri all’Asl, Annalisa Spampani e Marta Nanti».

I nove psicologi hanno lavorato di concerto con uno psichiatra dell’Asl, Maurizio Malavolta. Il team è entrato in azione in ospedale dopo un’ora e mezza dall’incidente. «Ore delicatissime e attraversate dall’angoscia in cui il personale dell’Asl, con a capo il manager Rinaldo Tordera, che ha presenziato senza sosta a tutte le operazioni, è stato al fianco dei congiunti», fa notare l’azienda sanitaria. «Già a partire dalla sera dell’incidente la direzione Asl ha allestito uno spazio protetto, all’hotel Canadian, per le famiglie delle sei persone decedute. In questo ambiente, perfettamente organizzato e lontano dall’ospedale, il pool di psicologi e psichiatri ha seguito i congiunti, tutti i giorni, fino al 28 gennaio, dalle 8 alle 20.

«Abbiamo condiviso molti momenti della giornata con i familiari», dichiarano gli specialisti, «cercando di restare sempre al loro fianco ma con discrezione. È stata un’opera di “lettura” psicologica di gesti, movimenti e atteggiamenti, finalizzata a condividere, elaborare e gestire la sofferenza».

Gli specialisti, a seconda della composizione delle famiglie, hanno lavorato con uno o più psicologi e hanno svolto tra loro almeno due incontri al giorno. Le famiglie sono state seguite anche nelle visite alla camera mortuaria e durante i funerali. Il manager Tordera ha tenuto un incontro con gli psicologi, impegnati durante i giorni della disgrazia, e gettato le basi per costituire un gruppo di lavoro per le emergenze. «Oltre a ringraziare gli operatori», ha detto Tordera, «abbiamo deciso di allestire una specifica squadra di psicologi, opportunamente organizzata e pronta a entrare in azione al verificarsi di un’emergenza. Un’iniziativa che rientra nell’ambito del varo dell’Unità di crisi aziendale per attivare senza indugio l’apparato in caso di situazioni gravi ed eccezionali».