Università, viaggio nei laboratori

23 Luglio 2015

Il professor Biondi di Scienze ambientali: possediamo un patrimonio naturalistico di livello mondiale

L'AQUILA. L'odore lieve di alcool entra nelle narici appena viene aperta la porta del laboratorio di Entomologia, all'ultimo piano di Scienze ambientali, nel polo universitario di Coppito. Gli scaffali pieni di barattoli con all'interno piccole fiale con formiche e molluschi. In scatole sistemate come libri, invece, insetti di ogni forma: migliaia di esemplari. Nei tavoli, ecco i microscopi e gli strumenti di alta tecnologia per la ricerca. Un patrimonio di enorme valore non soltanto monetario, ma scientifico e naturalistico soprattutto.

Nei giorni in cui si dibatte per la riorganizzazione degli spazi dell'ateneo, in una fase di ritorno alla normalità su cui sta puntando la rettrice Paola Inverardi, il professor Maurizio Biondi ci accompagna in un breve viaggio nei locali (a 35 gradi di temperatura perché non c'è aria condizionata) di Scienze ambientali. Ma cosa c'è di tanto importante in questo posto da non toccare? «Un patrimonio naturalistico di valore mondiale», spiega Biondi, ordinario di Zoologia e coordinatore della sezione di Scienze ambientali, «con centinaia di esemplari di insetti e invertebrati. Qui ad esempio», dice afferrando una scatola con lo sportellino in vetro, «c'è, fra i tanti, un coleottero Blepharida rudeli, esemplare unico al mondo. Molti sono i "materiali tipici", ossia originali, unici, quelli su cui gli autori come Linneo, Darwin e altri dell'800 hanno fatto delle descrizioni». «Lei riesce a immaginare cosa succederebbe se tutto questo materiale venisse preso dagli operai di una generica ditta di traslochi?», chiede preoccupato, «le collezioni biologiche devono essere trasportate a mano, per evitare che qualcosa venga danneggiato». La riorganizzazione è, d’altra parte, necessaria, perché ci sono spazi sottoutilizzati da rendere fruibili. La priorità, però, «dev'essere la tutela degli esemplari conservati. Ad esempio, vede questo barattolo?», insiste il prof mostrando un barattolo semi pieno di alcool: «Se il liquido contenuto non viene ripristinato appena finisce, qui si perde tutto...». Ossia, svaniscono anni di ricerca. «In molti ci chiedono a cosa serve studiare la zoologia. Basterebbe pensare ai danni prodotti dagli agenti patogeni che attaccano una monocultura e che, non riconosciuti e non affrontati adeguatamente, la distruggono». Come è successo in Puglia con il batterio della Xylella, che ha cancellato interi uliveti. La riorganizzazione di Scienze ambientali prevederebbe, secondo la pianificazione sostenuta dalla rettrice e molto contestata dal Mesva, che uno dei due corridoi occupati dai biologi venga lasciato a circa 30 docenti del Disim (Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell'informazione e matematica), dislocati sin dal post-sisma all'ex Finmek. Al contrario il Mesva vorrebbe cedere il corridoio di destra (15 stanze liberate anche per via dei pre-pensionamenti, più due sale ampie). Salvaguardando, così, tutta la parte delle collezioni e delle esposizioni, al centro di un continuo scambio con i centri di ricerca e le università mondiali come Helsinki, Berlino, Londra, città australiane. Solo per citarne qualcuno. C’è anche una vetrinetta dell'800 donata dai padri Gesuiti e tenuta in tutela con tutto il suo contenuto zoologico. Sono gli studenti di Lista aperta Sabrina Gallo e Dionisio Punzo a sottolineare che «le polemiche non servono, serve trovare spazi per i laboratori». «Ora stiamo cercando una soluzione condivisa con gli ingegneri», aggiunge Biondi, «che proporremo a breve alla rettrice». La quale già ieri pomeriggio, nel corso di un’assemblea con il Mesva, si è detta finalmente d’accordo.

Marianna Gianforte

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