Uomini come guard rail: «Basta morti»

30 Gennaio 2015

I colleghi di Marco Di Nicola scioperano davanti alla Telespazio. Le accuse: inaccettabile lo scaricabarile dei politici

ORTUCCHIO. Con un dolore lacerante nel cuore si sono presi per mano e hanno formato un lungo guard rail umano a protezione di quel maledetto canale in cui sono morti i loro colleghi. Una protesta silenziosa quella dei dipendenti della Telespazio, che ieri mattina hanno scioperato per un’ora in segno di lutto per la morte del tecnico specializzato Marco Di Nicola.

L’uomo ad aprile avrebbe compiuto 51 anni e l’altra mattina è stato ritrovato morto annegato all’interno della sua auto, uscita di strada sulla Cintarella – quasi certamente a causa del ghiaccio – e finita nel canale vicino alla centrale spaziale in cui stava andando al lavoro.

È accaduto a una cinquantina di metri dal punto in cui nel dicembre 2012 è morto, allo stesso modo, un altro dipendente della Telespazio, Alessandro Giancarli, 23enne di Capistrello.

I colleghi della Telespazio sono usciti lentamente, sono passati uno ad uno davanti ai militari in servizio davanti al centro, che con le palette li hanno protetti dal passaggio delle auto. Sono gli stessi militari che l’altra mattina hanno provato per primi a soccorrere Di Nicola.

Prima il segno della croce davanti al piccolo altare per ricordare Giancarli e poi hanno raggiunto il punto in cui sono stati lasciati dei fiori per Di Nicola. Qualcuno piange, qualcuno abbraccia Maria Rita Di Benedetto, sua sorella Vincenzina e il marito Roberto Giancarli. Sono i parenti di Alessandro. Ci sono anche loro a protestare contro chi non interviene per mettere in sicurezza quella strada, ma anche tante altre vie del Fucino, molto trafficate e altrettanto pericolose. Poi la stretta delle mani e un silenzio assordante, accompagnato solo dal freddo tagliente della piana del Fucino in inverno.

«Il dissesto di questa strada non è un problema di adesso» commenta Giancarlo Iucci, Rsu Fim-Cisl, «con gli anni continua un inaccettabile scaricabarile tra Provincia, Comune e Regione. Il manto stradale è rotto, l’acqua non riesce a scolare nel canale e così si ghiaccia. Qui si parla della sopravvivenza di famiglie distrutte e non c’è altro da capire».

«Dire che Marco Di Nicola era una persona eccellente è anche poco» vanno avanti Giancarlo D’Alessandro e Sandro Favoriti, colleghi della vittima, «qui veniamo ad ascoltare segnali che arrivano a milioni di chilometri nello spazio e le persone che invece ci stanno intorno non riescono ad ascoltare le nostre incessanti richieste. Le istituzioni sono chiamate a svolgere le loro competenze, ma siamo di fronte a una totale irresponsabilità».

«Dopo la morte di Giancarli si è parlato con più insistenza di quello che ogni giorno viviamo per venire a lavorare» aggiunge Giovannino Aureli, Rsu Fiom Cgil, «ma ci siamo illusi. Abbiamo convocato un incontro con i vertici della società, ma questa volta andremo avanti. Insieme alle altre sigle sindacali abbiamo già inviato una richiesta urgente di incontro al prefetto e al presidente della Regione per sollecitare un intervento immediato e definito. Nel centro spaziale in Germania, gemello del nostro, intorno ci sono strade illuminate e ampie che sembrano autostrade».

«Questo è un centro frequentato da alte figure professionali che vengono da tutta Europa» conclude Angelo Contestabile, addetto Aspp, che si occupa di prevenzione e sicurezza, «vengono qui anche i responsabili dell’Esa, l’agenzia spaziale europea. E queste strade sono il nostro biglietto da visita. Non c’è altro da dire, davvero».

Sul posto ci sono anche i segretari provinciali dei sindacati arrivati per solidarietà ai lavoratori. A controllare il canale passano anche una volante della polizia e una pattuglia dei carabinieri.

Dopo la manifestazione i dipendenti tornano al lavoro. Qualcuno, passando accanto ai giornalisti abbassa la testa, si commuove e dice: «Questa è una tragedia che poteva essere evitata».

Magda Tirabassi

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