Vaccinazioni a scuola Attese in piedi per ore

La carica dei genitori: siamo nel caos completo con orari da manicomio Gli elimina-code non funzionano. E protestano anche gli antivax
L’AQUILA. No, non te la cavi con un giochino in legno dalle farfalle colorate, posto al centro della sala riservata ai bambini in attesa del servizio e vaccinazioni. Non te la cavi quando c’è da fare i conti con almeno un’ora d’attesa tra medici e infermieri che fanno la spola da una stanza all’altra, funzionari sull’orlo di una crisi di nervi e genitori a dir poco arrabbiati per questa ennesima trafila che si aggiunge alla serie di adempimenti ormai di routine prima dell’inizio dell’anno scolastico.
LA LEGGE. L’applicazione del decreto Lorenzin di fine luglio viene gestita all’Italiana: la nuova prescrizione di legge introduce dieci vaccinazioni obbligatorie (9 più una in realtà, visto che il vaccino la varicella viene reso indispensabile solo per i nati nel 2017), oltre a una serie di adempimenti burocratici necessari a certificare di essere in regola prima di tornare a scuola. Il fatto è che tante famiglie che erano in ritardo hanno deciso di rimettersi a pari proprio in questi giorni, andando ad aggiungere prenotazioni su prenotazioni a uno sportello in difficoltà che, tra l’altro, deve gestire anche la questione certificazioni.
IL CAOS. Risultato? Decine di persone che aspettano in piedi o sedute nei corridoi antistanti l’unità ospedaliera nella piccola sala d'aspetto con in mano documenti e libretti. C’è chi si affanna a chiedere informazioni di ogni tipo, nonostante ci sia un orario preposto, chi se la prende con il governo, con la Asl e con l’assetto organizzativo del San Salvatore. «Manicomio», esclama Roberto Tonante, un anziano signore rannicchiato su una panca, «roba da manicomio e nessuno fa niente per migliorare la situazione».
NO VAX. Una situazione poco piacevole anche per gli utenti in regola con le scadenze, che devono semplicemente fare un richiamo o dimostrare di averlo fatto. Una situazione che rischia, invece, di trasformarsi in un incubo per chi i figli vaccinati proprio non li vuole. Domenica, poco prima di dare il via alla maratona jazz, gli organizzatori riuniti a palazzo Fibbioni, si sono visti sfilare davanti una delegazione colorata con tanto di cartelli e megafoni contro le vaccinazioni di massa. Stanno girando l’Italia nel tentativo di convincere quanta più gente possibile che è importante garantire una libertà di scelta. «A me piacerebbe poter decidere se e quando iniettare sostanze ai miei figli o nipoti», commenta la signora Rosalba Di Tommaso, «e invece mi trovo qui ad assistere mio figlio che è alle prese con i vaccini per i suoi piccoli tra gente che ti passa davanti e utenti che non rispettano le prenotazioni».
I NUMERETTI. Gli elimina-code non servono a molto: ne vengono distribuiti solo dieci e sono riservati a chi, per un motivo o per un altro, non è riuscito a presentarsi a un appuntamento specifico messo in calendario. Si prendono rigorosamente a ridosso delle 8. Poi c’è la bolgia. «Stamattina la coda usciva fuori», sottolinea Hervete Latifi, «ho deciso di ripresentarmi qualche ora dopo». Il martedì e il giovedì hanno la priorità i bambini sotto i 21 mesi, ma anche negli altri giorni c’è sempre qualche piccolo che, piangendo insistentemente, riesce a intenerire lo staff medico tanto da passare davanti. «Così», spiega Simone Milani, «succede che c’è gente che con la prenotazione alle 10.30 si trova ancora in attesa alle 12 e non te la puoi prendere neanche con i dipendenti del servizio che sono al collasso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

