Vajont, il processo e quel legame con la città

Una mostra all’Archivio di Stato ricostruisce la corsa contro il tempo per l’apertura del nuovo tribunale
L’AQUILA. Che nel palazzo di giustizia dell’Aquila fra il 1968 e il 1970 si svolsero i processi di primo e secondo grado sulla tragedia del Vajont è cosa nota. Quello che è meno noto è che quando nel giugno del 1968 la Corte di Cassazione «per legittimo sospetto» trasferì il processo da Belluno all’Aquila, il nuovo palazzo di Giustizia del capoluogo abruzzese non era ancora stato completato. La vecchia sede del tribunale a Palazzo Margherita non poteva certo ospitare il mega dibattimento. Il progetto del nuovo Palazzo di giustizia dell’Aquila risaliva al 1958 e nel 1960 ci fu la posa della prima pietra alla presenza del presidente del consiglio Amintore Fanfani. Ma nel 1968 la struttura non era ancora fruibile. Mancavano dei “pezzi” rispetto al progetto originario e soprattutto non c’erano i servizi, a partire dai telefoni, che in fretta e furia furono poi “acquistati” dalla Siemens (che aveva lo stabilimento all’Aquila). Nella mostra allestita di recente all’Archivio di Stato dell’Aquila (diretto dalla dottoressa Marta Vittorini) sul disastro del Vajont (9 ottobre 1963, quasi 2.000 vittime) ci sono alcune “carte” che documentano quella che fu una vera e propria corsa contro il tempo per approntare tutto per l’inizio del processo fissato al 25 novembre 1968. A mettere fretta al Comune dell’Aquila affinché accelerasse i lavori, furono, con una lettera del 29 luglio 1968 indirizzata al sindaco Tullio De Rubeis, il procuratore della Repubblica, Armando Troise (che rappresentò l’accusa nel processo insieme ad Antonio Villani) e il presidente del tribunale, Antonio Di Paola. Nella lettera si legge: «Signor sindaco ci pregiamo comunicarle che per il 25 novembre (1968) è stata fissata la prima udienza del procedimento penale relativo al noto disastro del Vajont. Tanto premesso la premuriamo di voler disporre secondo gli accordi verbali intercorsi che per la fine di ottobre prossimo l’aula dell’udienza – prescelta nel nuovo Palazzo di giustizia con gli uffici annessi e servizi di illuminazione, di riscaldamento, di acqua e di telefono – sia resa del tutto funzionale. A ogni buon fine non è superfluo poi ricordare che per il gran numero di persone che comunque vi prenderanno parte, il procedimento di cui si tratta non potrebbe, nell’attuale sede, in alcun modo essere celebrato e che una volta dato corso alle numerosissime citazioni – imputati, parti civili e testi – un eventuale rinvio risulterebbe del tutto impossibile. Certi dell’interessamento della Signoria vostra e che anche in questa occasione la città dell'Aquila risulterà all'altezza della situazione restiamo in attesa di un cortese riscontro». A quel punto la giunta si mosse. E il problema più grosso fu quello di trasferire rapidamente gli arredi dalla vecchia alla nuova sede. Il 6 novembre 1968 il Comune di intesa con il prefetto affidò in via diretta i lavori a una ditta che tra l’altro offriva un prezzo più basso rispetto ad altri. Questa è la nota, del 6 novembre 1968, con la quale l’impresa fece l’offerta. «Il sottoscritto Nazzareno Petrocco» si legge «titolare dell’omonima impresa di autotrasporti offre di eseguire il trasporto dei mobili dal primo e secondo piano del Palazzo di giustizia di piazza Palazzo e dai locali del consiglio dell’Ordine degli avvocati e procuratori nonché dall’archivio di Stato civile, nel nuovo Palazzo di giustizia di Porta Roma per il prezzo forfettario complessivo di 3.800.000 lire». Il 25 novembre 1968 il processo si aprì regolarmente. Il 16 novembre 1964 il Comando dell’auto reparto divisione “Legnano” inviò una lettera al sindaco dell’Aquila, a firma del capitano Angelo Zanetti: «Ho l’onore di trasmetterle l’attestato di benemerenza relativa alla partecipazione all’opera di soccorso, in occasione della sciagura del Vajont, dall’autiere in congedo Antonio Ciaffro residente in codesta città. La prego voler consegnare detto attestato al militare in argomento caratterizzando se possibile la relativa cerimonia con adeguato tono di solennità». L’attestato venne consegnato all’interessato il 30 novembre del 1964.
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