Vandali d’alta quota, “bufera” sul Camicia

7 Settembre 2018

Faccia (Save Gran Sasso): «L’atto è anche conseguenza dello spopolamento di una montagna priva di sviluppo e di presìdi» 

L’AQUILA. «Gli atti di vandalismo sul Gran Sasso sono il risultato di una montagna abbandonata a se stessa».
Il comitato #SaveGranSasso stigmatizza l’ultimo episodio di scempio ambientale compiuto a Monte Camicia, dove sono comparse scritte con la vernice sulle rocce, ma lancia anche un monito a chi frena lo sviluppo turistico. Intanto si registra un cambio al vertice nella gestione degli impianti di Campo Imperatore, con l’ingegnere Pier Paolo Grassi, residente a Pescasseroli e direttore tecnico della Adyton Engineering di Roma, che subentra a Marco Cordeschi. E il Centro turistico del Gran Sasso annuncia la chiusura della funivia di Fonte Cerreto, dal 10 settembre al 30 ottobre, per permettere la revisione straordinaria trentennale dell’impianto. La vicenda delle scritte lasciate a quota 2.564 metri lo scorso 24 agosto, in pieno Parco nazionale, ha scatenato indignazione e polemiche, soprattutto sui “social network”: «Questo è il turismo che vogliono quelli che progettano lo spopolamento della nostra montagna», commenta Luigi Faccia, portavoce del comitato #SaveGranSasso, «e questo ci teniamo. Una montagna attrezzata con servizi e rifugi permetterebbe in primis ai valligiani di lavorare, col vantaggio che chi lavora in montagna e la vive, la presidia anche. Vai a fare una cosa del genere in Alto Adige e il primo gestore di rifugio che incontri te la fa pagare».
Il comitato #SaveGranSasso si sta battendo da tempo per lo sviluppo turistico della montagna aquilana e ha promosso una petizione popolare per chiedere la ridefinizione dei confini delle aree protette: «Noi siamo per uno sviluppo turistico attrezzato, perché rendere la montagna attrezzata significa renderla fruibile a sportivi e appassionati e non ai vandali. Le nostre 11mila firme sulla ridefinizione di Sic e Zps», conclude Faccia, «sono però chiuse in un cassetto da quasi due anni: sei mesi con l’amministrazione guidata da Massimo Cialente e un anno e due mesi con l’attuale giunta di Pierluigi Biondi, che aveva fatto del futuro del Gran Sasso uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale».
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