Verso la class action contro la Asl Dati online visti da 5.000 persone

Un centinaio le diffide inviate all’azienda: ai pirati della rete anche informazioni di utenti fuori provincia La minoranza consiliare dell’Aquila ha richiesto l’audizione di Biondi e Romano sull’attacco informatico
L’AQUILA. Gli esperti lo hanno definito uno degli attacchi informatici più gravi degli ultimi mesi. E mentre Asl e Regione continuano a tenere la linea del silenzio, nonostante le nuove pubblicazioni di dati sensibili – bambini compresi – a opera del gruppo criminale riconducibile alla cyber gang Monti, un centinaio di cittadini ha scelto di muoversi per vie legali attraverso una serie di diffide indirizzate all’azienda sanitaria. «Le preoccupazioni sono rivolte non solo alla diffusione dei dati sensibili, ma anche alla possibilità in futuro di ripristinarli o meno attraverso un sistema di backup. Ricostruire la storia clinica di un paziente può risultare assai complesso», spiega l’avvocato Marco Colantoni. Il legale aquilano ha inoltrato le prime diffide alla Asl aquilana insieme all’avvocato Pier Luigi D’Amore, del Foro di Avezzano.
maxi contenzioso
L’ipotesi che si fa largo all’orizzonte è quella di un maxi contenzioso con l’azienda sanitaria. I tempi non sono ancora maturi (i legali stanno studiando meticolosamente il caso) ma esiste la possibilità di una class action. Le diffide sono state depositate anche da cittadini residenti in altre province: è il caso di tutti quei pazienti che in passato hanno ricevuto cure in strutture sanitarie che fanno capo alla Asl 1. Anche i loro dati sono finiti nelle mani del gruppo criminale Monti. Erano stati gli stessi hacker, in un documento diffuso sul web, a rivolgersi agli utenti aquilani invitandoli a fare causa alla Asl per non aver protetto i loro dati. I cybercriminali chiedono circa tre milioni di euro da pagare tramite la moneta digitale Bitcoin. Un riscatto che, come precisato dal governatore Marco Marsilio, «non sarà pagato».
i curiosi del web
Il ransomware lanciato lo scorso 3 maggio tiene ancora sotto scacco la rete informatica dell’azienda sanitaria di Avezzano, Sulmona e L’Aquila e un archivio di 522 gigabyte di dati sensibili. Alcuni di questi, sia di pazienti che del personale, sono già finiti sul Dark web: referti medici, diagnosi e, in ultimo, i dati dei bimbi del reparto di Neuropsichiatria infantile. Informazioni che finora sono state visualizzate da oltre 5.000 persone, tra curiosi o utenti preoccupati per la riservatezza dei propri dati anagrafici. Il consiglio è quello di non consultare, né scaricare il materiale diffuso dagli hacker: le leggi in materia di privacy puniscono l’utilizzo dei dati con la finalità di trarre profitto, ma non è escluso che possano profilarsi altri illeciti.
la richiesta di audizione
La linea del silenzio scelta da Asl e Regione per affrontare l’emergenza non è andata giù alle opposizioni. Dopo gli attacchi del Movimento 5 Stelle, la minoranza consiliare del Comune dell’Aquila ha richiesto al sindaco Pierluigi Biondi, in qualità di presidente del comitato ristretto dei sindaci, e al presidente Marsilio di uscire allo scoperto e fare chiarezza sulle dinamiche dell’attacco. «Gli aspetti sono almeno due», precisa Stefano Palumbo, consigliere comunale del Partito democratico, «innanzitutto il rischio che corrono i cittadini che vedono i propri dati sensibili diffusi su internet e i tempi necessari a ripristinare la piena funzionalità della Asl; oltre ad analizzare le possibili conseguenze sull’attività ordinaria, come le ripercussioni sulle liste di attesa».
selfie e giro d’italia
Duro l’affondo di Stefania Pezzopane, consigliera del Pd: «Una intera provincia non ha più garantito il diritto alla salute mentre Marsilio e Biondi hanno preferito riempire la scena con il Giro d’Italia in questi giorni ostentando una esagerata gioia e felicità. Tra selfie, giri in bicicletta, sorrisi paradisiaci hanno evitato di prendere una decisione».
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