Vertenza Tecnocall, altro appello I lavoratori scrivono a Meloni

16 Gennaio 2024

Nella lettera i cento operatori a rischio licenziamento sollecitano la premier sulla clausola sociale: «Mesi fa eravamo stati rassicurati sul nostro futuro, ma adesso ci sentiamo abbandonati»

L’AQUILA. «Siamo stati ascoltati e compresi, ma abbiamo bisogno di atti concreti ed interlocuzioni fattive che generino una risoluzione della nostra vertenza occupazionale». È uno dei passaggi della lettera che i lavoratori del call center Tecnocall hanno inviato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Rischiano il licenziamento collettivo e hanno messo in campo una mobilitazione senza tregua. Ma non vedono ancora la luce: «Siamo disperati», scrivono alla Meloni, «eravamo e siamo convinti che la politica locale possa aiutarci a ricercare una risposta, ora ci sentiamo abbandonati al nostro destino. Abbiamo pertanto deciso di rivolgerci a lei, Presidente, nel suo ruolo di massima autorità del Paese e non ultimo quale espressione e rappresentante politico di questo nostro territorio, affinché lei possa intervenire a ristabilire una norma di civiltà e dignità che garantisca a tutte e tutti noi la continuità lavorativa e salariale». Nella missiva i 100 operatori aquilani della vertenza che coinvolge in Italia 1.800 persone, spiegano alla premier cosa sta succedendo: «Siamo donne e uomini della città dell’Aquila, parte del collegio elettorale che ha visto la sua elezione in Parlamento nelle elezioni politiche del settembre 2022. Siamo lavoratori che a brevissimo vivranno uno dei drammi occupazionali del Paese. Siamo cento famiglie che da qui a breve tempo potrebbero ritrovarsi vittime non di una crisi di impresa dettata da scelte imprenditoriali, bensì della perdita del nostro lavoro per effetto delle novità normative adottate per il passaggio del mercato tutelato dell’energia al mercato libero, anche in ossequio a precise determinazioni della normativa comunitaria. Nel corso della scorsa estate, tramite interlocuzioni con la politica locale, peraltro espressione del suo partito politico, eravamo stati tranquillizzati circa una continuità occupazionale, dettata dal recepimento nel decreto legge 48 del 2023, dell’articolo 36 ter che ci garantiva nelle procedure di affidamento tramite gara dei servizi tutelati al mercato. In sostanza, una clausola sociale piena e rivendicabile. Purtroppo, tale salvaguardia non ha poi trovato conferma nel decreto legge 181, che ha previsto invece la cancellazione di tale misura».
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