Verì: azioni disciplinari nella Asl che ha licenziato la donna incinta

Chiesta alla direzione generale guidata dal manager Testa una relazione sulla vicenda della lavoratrice Il giudice ha rilevato una condotta discriminatoria, disposto il risarcimento danni con gli stipendi perduti
AVEZZANO. La tempesta si trasforma in uragano e investe i vertici dell’Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Anche l’assessore regionale alla Salute e alle Pari opportunità, Nicoletta Verì, interviene sul caso dell’assistente sociale che non si è vista rinnovare il contratto di lavoro perché in gravidanza. Un atteggiamento discriminatorio, stando al decreto del giudice del lavoro, Antonio Stanislao Fiduccia, del tribunale avezzanese.
«Ho già chiesto alla direzione generale dell’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila di fornirmi una relazione puntuale sulla vicenda della lavoratrice a cui non sarebbe stato rinnovato il contratto perché in gravidanza», sottolinea Verì, «attendiamo che l’Asl ci chiarisca i dettagli dell’accaduto che, se confermato nelle modalità emerse nelle ultime ore, rappresenterebbe un episodio da censurare con fermezza e sul quale proporremo l’adozione di ogni utile provvedimento disciplinare nei confronti dei responsabili».
Il giudice ha ordinato all’Asl «la cessazione della condotta discriminatoria accertata e la rimozione dei suoi effetti», con conseguente «concessione della proroga per 6 mesi del contratto a tempo determinato scaduto il 27 ottobre 2020». L’Asl è stata inoltre condannata, a titolo di risarcimento del danno, a versare la somma corrispondente alle retribuzioni perdute nel periodo dal 28 ottobre 2020 al 28 aprile 2021.
La vicenda portata alla luce dal Centro ha avuto inizio dopo che la dipendente, avezzanese in servizio al consultorio di Civitella Roveto, non si è vista rinnovare l’incarico. A differenza di altri colleghi. La dipendente si è così rivolta agli avvocati Salvatore Braghini, Renzo Lancia e Manuela Rinaldi. Dopo una iniziale diffida all’azienda sanitaria – senza risposta – il caso è finito in tribunale.
All’indomani della pubblicazione della notizia sul Centro è divampato il dibattito politico a livello regionale. E dopo il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci (Pd), è la volta del parlamentare Luigi D’Eramo della Lega, stesso partito dell’assessore Verì. «Promuoverò in maniera urgente una interrogazione parlamentare sulla discriminazione sessista subita da una lavoratrice dell’Asl dell’Aquila», sottolinea D’Eramo, «la vicenda ha profili di estrema gravità. È intollerabile che l’azienda sanitaria della provincia dell’Aquila metta in atto comportamenti discriminatori di questa natura. La notizia getta un’ombra sulla gestione dei vertici aziendali, che va ad aggiungersi al lungo elenco di criticità che abbiamo sollevato nei mesi scorsi, senza sosta, molte delle quali restano ancora irrisolte. Siamo al cospetto di una governance assolutamente fallimentare, confusionaria, approssimativa, che negli anni ha dimostrato di non essere in grado di gestire un comparto così delicato per la vita dei cittadini, peraltro in un momento critico come questo. Bene ha fatto il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci a rimarcare la gravità della vicenda della lavoratrice discriminata: mi troverà al suo fianco nella battaglia per il rispetto della legalità e soprattutto della dignità personale».
E se il manager dell’Asl, Roberto Testa, se l’è cavata finora con un laconico commento – «Se il giudice ha stabilito questo ottempereremo alla sentenza» – l’avvocato della donna, Braghini, ha ribadito: «Avevo fatto di tutto per avvertire i vertici dell’Asl, ma le risposte del direttore generale erano del tutto scontate. Mi aspetto le loro scuse verso la lavoratrice, che nel frattempo ha avuto una bellissima bambina».

