Viaggio tra gli inquilini dimenticati

Case Ater in via Togliatti: racconti di vite da incubo per allagamenti e sporcizia
AVEZZANO. Un santino elettorale del 2014, avvolto da un cumulo di cicche di sigarette, foglie secche e polvere, è forse il simbolo più evidente del degrado della palazzina Ater di via Palmiro Togliatti ad Avezzano. Già dal cortile si capisce che delle 15 famiglie residenti – con bambini, disabili e anziani – nessuno se ne prende cura e la situazione peggiora quando si varca quel portone rosso sgangherato al civico 18. Antonietta Castellucci, 81 anni, ha il bagno invaso dall’acqua che cade dal piano di sopra. «Pago da anni l’affitto», commenta l’anziana, «sempre regolare e non accetto che nessuno venga a risolvere questo e altri problemi». Una situazione insostenibile che peggiora salendo piano dopo piano. Al terzo c’è Giovanna Fegatilli, nonna di due bambini che non possono neanche venirle a fare visita. Metà del suo soggiorno e della cucina sono senza pavimento, con i tubi a vista. «Gli operai dell’Ater sono venuti il 14 luglio per trovare una perdita, l’acqua era ovunque», racconta la donna, «mi hanno spaccato il pavimento e poi non si sono più visti. Pago più di 200 euro di affitto al mese, senza mai sgarrare».
Scene surreali anche al piano di sopra dove abita Mario Ermili. Il suo bagno, senza finestre come quelli di tutto lo stabile, è una sorta di piscina, con diverse bagnarole poggiate a terra per raccogliere l’acqua. «Non dormo più», spiega l’anziano, «ho paura che salti tutto per l’acqua e vado in continuazione a svuotare le bagnarole. Ma posso andare avanti così alla mia età?». L’unico modo per stare tranquillo è chiedere a Elda Candeloro, al piano di sopra, di chiudere l’acqua per qualche ora. «Quando posso chiudo tutto e lo faccio stare tranquillo», afferma la donna che vive da 33 anni in quella struttura, «ma avendo una mamma anziana ho anche io delle esigenze. Purtroppo non sappiamo come fare, la situazione peggiora di anno in anno».
Oltre alle case allagate, in via Togliatti c’è anche l’eternit sulle terrazze che incombe sulle teste degli inquilini e una specie di lago naturale che ha invaso le cantine. «Non possiamo tenerci più nulla», precisa Rossella Falone, «l’acqua è ovunque e ci ha rovinato quello che c’era. Per non parlare poi dei topi, ce ne stanno a decine. Questa struttura non è più vivibile, l’Ater deve trovare una soluzione prima che sia tardi. O qui nessuno pagherà più l’affitto».
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