Video choc, inchiesta in ospedale E si muove il ministro Speranza

26 Novembre 2020

Le immagini del caos scatenano un putiferio. Denunciate pressioni sul personale che le ha divulgate La Procura acquisisce i filmati trasmessi dalle Iene e su Raiuno, il governo chiede un dossier

AVEZZANO. Finisce sulla scrivania della Procura e nelle mani del ministro della Salute, Roberto Speranza, la vicenda legata all’emergenza sanitaria all’ospedale di Avezzano, in queste ore al centro di programmi tv nazionali Rai e Mediaset. Nei servizi delle Iene su Italia Uno e di “Oggi è un altro giorno” di Raiuno vengono denunciate situazioni di degrado, ma anche presunte pressioni sul personale “colpevole” di aver divulgato video, girati con telefonini, per segnalare la situazione. Per chi ha diffuso immagini si ipotizza il trasferimento punitivo in reparti Covid, se non addirittura il licenziamento. Sulla questione i sindacati chiedono chiarezza denunciando «una caccia alle streghe» da parte dei dirigenti aziendali. La vicenda è finita anche sul tavolo del ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha chiesto alla Regione una relazione. Ma c’è chi reclama l’arrivo degli ispettori, come avvenuto in Campania.
LE IENE. Nei giorni scorsi, la iena Roberta Rei aveva raccolto le testimonianze anonime di medici e infermieri che avevano mostrato le condizioni in cui verserebbero alcuni ospedali italiani. Come quello di Avezzano. I testimoni e i video giranti all’interno dei reparti avevano mostrato scene drammatiche. Dopo la messa in onda del servizio sarebbe partita la caccia agli autori dei video. Per tale motivo le telecamere di Mediaset sono tornate in Abruzzo per raccogliere ulteriori informazioni. L’inviata del programma televisivo, Roberta Rei, è entrata di nuovo in ospedale per fare luce sulle pressioni che il personale sanitario starebbe ricevendo dopo il filmato girato all’interno del reparto di Medicina e andato in onda giovedì scorso. Le immagini avrebbero infastidito i dirigenti, a tal punto da minacciare sanzioni, come il licenziamento, per coloro che hanno contributo alla realizzazione e alla successiva diffusione della video denuncia nella quale si vedevano le estreme condizioni igienico-sanitarie nelle quali si trova l’ospedale. Sulla questione il direttore generale della Asl non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
ALTRE DENUNCE. L’assalto delle telecamere delle tv nazionali non è però finito così. Anche la televisione di Stato si è mossa per fare chiarezza sulle difficoltà in cui si trovano pazienti e personale sanitario. In un servizio di Luciana Coluccello e Stefano Rastelli, inviati del programma “Oggi è un altro giorno”, sono state raccolte testimonianze ulteriori che mostrano la drammaticità della situazione. Nel servizio andato in onda nella trasmissione condotta da Serena Bortone si parla di tamponi arrivati in ritardo, carenza di personale, numeri sempre più alti di contagio tra medici e infermieri e mancanza di percorsi separati. Come più volte denunciato anche dal Centro nei giorni scorsi. Anche nel servizio andato in onda su Raiuno non mancano le denunce di alcuni sanitari intervistati (in anonimato) che hanno sostenuto di aver ricevuto vere e proprie minacce dopo aver rivelato le criticità interne. Vicende che hanno spinto la Procura, con l’acquisizione dei filmati, ad avviare accertamenti, sia sulle carenze che sulle presunte pressioni.
IL DOSSIER. Non sono mancati i risvolti politici su questi presunti casi di malasanità. In una dura presa di posizione, l’onorevole abruzzese Camillo D’Alessandro (Italia Viva) ha preparato una relazione che sarà presentata alla magistratura avezzanese. «Da parlamentare non sto a guardare», ha anticipato, «vado alla Procura. Oggi ho sentito nuovamente il Ministero a cui ho chiesto l’invio degli ispettori, come in Campania. So che il Ministero ha richiesto una relazione ma è come affidare le pecore ai lupi». Secondo i sindacati Cgil e Fp Cgil, «se lo scopo di queste indagini è finalizzato a mettere il bavaglio ai lavoratori perché denunciano una verità nota a tutti, ricordiamo che il dipendete pubblico ha il dovere di denunciare situazioni di palese illegittimità e non può essere punito perché lotta per il diritto alla salute suo e dei pazienti».
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