Vio Spitillo, la giunta ricorre in Cassazione

11 Aprile 2023

Area demaniale a Campotosto, L’Aquila contro la sentenza che dà un risarcimento alla società privata

CAMPOTOSTO. Continua la battaglia legale tra il Comune dell’Aquila e la società L’Aquilana Immobiliare srl che, fino al 1991 aveva “occupato”, secondo l’amministrazione dell’Aquila, un’area di uso civico non lontana da Campotosto denominata Vio Spitillo. Con una recente delibera la giunta ha autorizzato l’avvocatura a costituirsi nel giudizio in Cassazione per “ribaltare” la sentenza d’appello che nel 2017 ha riconosciuto alla società un risarcimento per le migliorie apportate nel periodo di occupazione. Si tratta dello “strascico” di una vicenda più ampia e complessa che dopo decenni ha portato il Comune dell’Aquila a riappropriarsi di Vio Spitillo. Nel ricorso in Cassazione il Comune sottolinea che i giudici di Appello confermando in parte la sentenza di primo grado del 2011 «hanno condannato l’Ente al pagamento di indennità per le congetturali migliorie fondiarie che L’Aquilana Immobiliare srl avrebbe apportato ai fondi demaniali di uso civico universale che la medesima aveva occupato fino al 1991». L’Ente pubblico sostiene che le decisioni di primo e secondo grado sono sbagliate in quanto trattandosi di Uso civico (sul quale nulla può essere toccato e nulla venduto) il «possesso in buona fede» (che pure esiste nel codice civile) non poteva essere riconosciuto alla società.
LA STORIA
Il debito risale a circa 40 anni fa. Le terre di Vio o Spitillo (uno dei castelli fondatori della città) fino al 1980 erano ufficiosamente appartenenti a privati nonostante già in passato ci fossero stati tentativi di riconoscerle come uso civico. All’inizio degli anni Ottanta le aree vennero vendute e una parte fu acquistata dalla società, la quale – prima che il giudice stabilisse la demanialità della zona – nel 1982 ottenne, sempre dal Comune dell’Aquila, la concessione edilizia «per la realizzazione di un manufatto a due piani, di una recinzione e di un ovile». La stessa società avrebbe realizzato successivamente i e fino «allo sgombero dal demanio di Vio» anche altre opere «non oggetto di detta concessione e pertanto prive di qualsivoglia titolo abilitativo».
ATTI NULLI
Stabilire che una zona è di uso civico comporta in prima battuta il fatto che tutti gli atti pregressi di acquisto o vendita dei terreni sono nulli e c’è la «condanna nei confronti degli abusivi occupatori al rilascio del terreno». A quel punto L’Aquilana Immobiliare avviò un contenzioso civile per farsi riconoscere le “migliorie”. E nel corso delle varie cause la concessione edilizia che il Comune aveva rilasciato nel 1982 ha fatto da spartiacque a favore del privato. I giudici infatti hanno in sostanza riconosciuto la buona fede della società.
LA DIFESA DEL COMUNE
Il Comune sostiene che le «presunte migliorie in realtà sono da qualificarsi quali opere dannose per l’integrità del compendio naturale destinato a pascolo libero e spontaneo». (g.p.)
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