Violenza inventata, bidello prosciolto

Si chiude con un’archiviazione la vicenda denunciata dalla preside di una scuola
AVEZZANO. Si chiude con un’archiviazione la vicenda giudiziaria che ha avuto come protagonista un bidello di Celano, accusato di avere abusato sessualmente di uno studente disabile (ritardo mentale di grado medio). Episodio segnalato quattro anni fa dalla preside di una scuola superiore della Marsica. L’uomo, 64 anni, era stato denunciato e sospeso dal lavoro. Il gip Daria Lombardi ha ritenuto «contraddittorie, altalenanti e non intrinsecamente coerenti» le dichiarazioni della presunta vittima. Dichiarazioni rese sia a due compagne di classe sia nel corso dell'incidente probatorio sostenuto il 9 novembre 2017 in presenza di una psicologa.
«A fronte del quadro confuso e frammentario delle suddette dichiarazioni», sottolinea il gip, «va sottolineata anche la mancanza di elementi di riscontro oggettivi». Motivi che hanno portato all’archiviazione della notizia di reato. «Per il mio assistito è la fine di un’odissea», sottolinea l’avvocato Domenicantonio Angeloni, «non dormiva più la notte e da quattro anni ha avuto la sospensione dal posto di lavoro. Una bravissima persona che ha dovuto difendersi ingiustamente da un’accusa gravissima quanto infamante».
Già il pm Lara Seccacini, il 1° giugno 2020, aveva chiesto l'archiviazione del procedimento penale. Ma la madre del giovane aveva fatto opposizione.
La storia aveva avuto inizio nel maggio 2017 quando la preside della scuola aveva denunciato l’accaduto ai carabinieri dopo avere a sua volta raccolto il racconto di un’insegnante di sostegno. Quest’ultima, insospettita dal prolungarsi dell’assenza dalla classe, era andata a cercare lo studente, trovandolo «sudato e agitato». Alla richiesta di spiegazioni, il giovane aveva raccontato di avere avuto un rapporto sessuale con il collaboratore scolastico, aggiungendo che simili episodi si erano verificati anche in passato, l’ultimo il sabato precedente.
Dopo la denuncia – il 64enne era accusato di violenza sessuale aggravata – i carabinieri avevano sequestrato una tenda in tessuto con strane macchie, nei pressi del luogo dove si sarebbe consumato l’abuso. Né le analisi alla ricerca di tracce biologiche né la visita medica a cui era stato sottoposto il ragazzo avevano fornito elementi di prova per confermare le accuse. (r.rs.)

