Violenza sessuale sull’alunna di 13 anni, insegnante agli arresti: tre episodi incriminati

Il fatto accaduto in un Comune dell’Aquilano. La ragazzina è stata ascoltata nel corso di un incidente probatorio. Il docente, 44enne, è accusato di violenza sessuale
L’AQUILA. È stata sentita nel corso di un incidente probatorio la studentessa di 13 anni al centro dell’inchiesta che vede indagato un insegnante di 44 anni per l’ipotesi di violenza sessuale. L’audizione si è svolta nei giorni scorsi davanti al giudice, nell’ambito del procedimento aperto per fatti che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti nello scorso febbraio in una scuola di un comune dell’Aquilano. La minore, assistita dall’avvocato Stefano Massacesi, è stata ascoltata con le modalità previste per i soggetti vulnerabili, allo scopo di cristallizzarne la testimonianza prima dell’eventuale processo.
L’incidente probatorio rappresenta, allo stato, il passaggio più recente dell’inchiesta. È stata sentita a lungo e ha raccontato gli episodi che, secondo le ipotesi dell’accusa, configurerebbero il reato di violenza sessuale. Ovviamente, vista la delicatezza della vicenda, la prudenza è d’obbligo: saranno il pubblico ministero e il giudice a valutarne la portata. Terminata l’assunzione anticipata della prova, gli atti sono tornati al pubblico ministero, che potrà proseguire gli accertamenti e, al termine delle indagini, formulare le proprie richieste.
L’indagine riguarda tre episodi contestati all’insegnante. Il primo sarebbe avvenuto durante un’attività educativa, il secondo il giorno successivo nello spogliatoio femminile, il terzo durante una lezione di educazione fisica. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe avuto contatti fisici con la tredicenne e in più occasioni l’avrebbe palpeggiata e baciata sul collo. Contestazioni ancora sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria e per le quali vale la presunzione di innocenza.
Dopo l’avvio dell’inchiesta, nei confronti del 44enne, assistito dall’avvocata Velia Giorgi, era stata applicata a suo tempo la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e il divieto di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi. Il provvedimento era stato disposto anche alla luce del pericolo di reiterazione ritenuto dal giudice.
La ricostruzione accusatoria si fonda in particolare sul racconto della minore, che aveva riferito quanto sarebbe accaduto prima alla madre e poi agli investigatori. Nell’ordinanza cautelare il giudice aveva definito la narrazione «lineare e coerente», priva di elementi di contraddizione. Ora quella testimonianza è stata acquisita anticipatamente come prova. L’inchiesta, però, resta aperta: sarà la Procura a valutare i successivi sviluppi del procedimento e a decidere sulla misura cautelare in vigore già da alcuni mesi.
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