Violenze in città, le case famiglia: «Attacchi ingiusti contro di noi»

11 Ottobre 2023

Le comunità per minori stranieri si riuniscono e fanno quadrato, si difendono e lanciano un appello: «Non siamo prigioni, la deriva è pericolosa. Siamo una risorsa, chiediamo un dialogo alle istituzioni»

L’AQUILA. «Non siamo né prigioni né istituti psichiatrici. E non vogliamo diventare capri espiatori ad uso e consumo della politica». Le case famiglia e le comunità per minori dell’Aquila e del circondario fanno quadrato: si sono riunite nelle stesse ore in cui si teneva il vertice in Prefettura tra gli amministratori comunali e i principali rappresentanti delle forze dell’ordine in materia di sicurezza. Seduti intorno al tavolo i responsabili di sette delle otto strutture presenti sul territorio, con un utenza complessiva intorno al centinaio di ragazzi: Goffredo Juchich di “Crescere insieme”, Antonella Di Gregorio di “Il volo delle Aquile”, il “Nido delle Aquile” e“La dimora delle Aquile”, Daniela Ciccone di Futuraquila, Valentina Ercole di “Futura” e Francesca Giorgi di Casa famiglia “Fraterna Tau”.
«LA PERICOLOSA DERIVA»
Poi hanno scritto una lettera, che è anche un appello al dialogo, parlando di «pericolosa deriva tendente a individuare nelle stesse strutture la causa di alcune problematiche e non parte della soluzione». Il riferimento è ai casi di violenza avvenuti negli ultimi mesi nel centro storico della città e che in alcuni casi hanno visto coinvolti giovani stranieri ospiti in case-famiglia. «Si punta il dito contro questi stessi ragazzi addossandogli un’etichetta che rischiano di portarsi dietro tutta la vita», quando in realtà «il fenomeno sembrerebbe prevalente tra gli adolescenti stranieri non accompagnati, ma anche italiani, che vivono una particolare fase del ciclo evolutivo. Purtroppo, però, quando ascoltiamo i dibattiti sul tema, le soluzioni proposte sono spesso frutto di posizioni accusatorie o esclusivamente repressive e non di un’analisi che tenga conto della complessità del fenomeno e del reale».
L’APPELLO AL DIALOGO
«Non crediamo che ci siano soluzioni preconfezionate, ma una modalità operativa che riteniamo utile potrebbe essere l’istituzione di un tavolo tecnico permanente composto dalle istituzioni, dai rappresentanti degli enti di accoglienza e dalle forze dell’ordine. Un tavolo che potrebbe avere sempre sotto controllo il polso della situazione e le eventuali criticità, in modo da non lasciare nessuno da solo e che potrebbe redigere un vademecum operativo condiviso», si legge nella lettera. Che poi annuncia: «Ci stiamo attivando per chiedere un incontro al prefetto, al sindaco e ai responsabili dei servizi sociali per capire le modalità più proficue nel mettere ulteriormente a disposizione le professionalità presenti nelle nostre strutture».
IL LAVORO IN PRIMA LINEA
«I nostri professionisti, ogni giorno, lavorano in prima linea per sostenere i ragazzi a scoprire le loro risorse, rispettare l’altro, oltre che le regole comunitarie e trovare la propria strada nel mondo degli adulti. Assistenti sociali, psicologi ed educatori si confrontano con le complessità di questi giovani, fanno la propria parte tentando di trasformare i punti di forza in opportunità concrete, le difficoltà e gli sbagli in occasioni di crescita e cambiamento. Un lavoro continuo, quotidiano, difficile», continua la lettera, che conclude: «La scuola accoglie, forma e in diversi casi lavora il doppio per offrire un percorso didattico a ragazzi spesso già grandi e non necessariamente centrati su cosa voglia dire studiare e stare in classe, a causa di esperienze precedenti e vissuti emotivi particolarmente delicati. Anche lo sport può essere un veicolo di integrazione e inclusione straordinario. La nascita di realtà come United L’Aquila o le tante iniziative dell’Aquila 1927 hanno rappresentato occasioni importanti».
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