Visite guidate gratuite nei siti archeologici

24 Luglio 2018

Successo dell’iniziativa della Soprintendenza per far conoscere le opere d’arte Questi tesori furono scoperti nell’Ottocento dopo una ricognizione nella Marsica

TAGLIACOZZO. La Marsica, grazie agli scavi iniziati nel 1949 dai belgi ad Alba Fucens e continuati dalla Soprintendenza oltre ad Alba in altri siti, può vantare oggi un patrimonio archeologico che non ha eguali. E che tutti possono conoscere e ammirare. Il che va ascritto a merito di Emanuela Ceccaroni, la funzionaria della Soprintendenza che nel 2016 si è inventata "Archeologia a chilometro zero". Un'iniziativa che si propone di avvicinare a questo mondo più persone possibili, organizzando visite guidate e gratuite. Un'idea vincente. E lo dimostra la costante crescita del numero dei partecipanti. Che la Marsica fosse una miniera di tesori l'avevano intuito, quasi due secoli fa, due personaggi di spicco di Tagliacozzo: il barone Alessandro Mastroddi, giurista, poeta e architetto, e Vincenzo Mancini, letterato e poeta latino. Tra il 1834 e il 1835 furono incaricati dal consiglio provinciale di fare il punto dei reperti archeologici rinvenuti in Marsica. Il singolare viaggio ebbe inizio nell'ottobre del 1834. Sei mesi dopo, il 30 giugno 1835 i due studiosi inviarono all'Intendenza dell'Aquila una dettagliata relazione del lavoro svolto, con l'auspicio essa fosse pubblicata affinché «non si perda la memoria dei monumenti e delle antichità che sono stati rintracciati». La relazione, di 35 pagine, custodita nell'Archivio di Stato dell'Aquila, viene ora pubblicata integralmente, col titolo "Viaggio antiquario nella Marsica", a cura di uno studioso marsicano, Fiorenzo Amiconi, dalla Kirke Editrice. E' un documento di straordinaria importanza che ci consente di conoscere i reperti, casualmente, venuti alla luce prima del prosciugamento del lago. Un'accurata ricerca potrà stabilire quali e quanti di quei reperti si sono salvati e dove sono custoditi. Sarebbe un lavoro impegnativo, ma anche gratificante. Durante il viaggio, iniziato a Tagliacozzo e concluso a Carseoli (l'antica Carsoli), Mastroddi e Mancini vengono a conoscenza di numerose lapidi, alcune delle quali di particolare importanza, come quella ritrovata a Luco dei Marsi qualche anno prima, che ha consentito di dare un nome all'antica città di cui erano ben visibili le rovine. La città si chiamava Angizia ed era stata distrutta in parte dal lago e in parte dai terremoti. Tra le rovine di Angizia erano stati trovati monete di bronzo, un vaso di pietra e due teste di marmo: una di uomo e l'altra di donna. A Trasacco rimangono colpiti dalla presenza di moltissime urne sepolcrali di pietra. Lasciata Trasacco, con una barca attraversano il lago e appena approdono a San Benedetto dei Marsi si trovarono di fronte due altissimi mausolei a forma di piramide, esistenti ancora oggi e denominati "Morroni". Notano oltre ai ruderi dell'anfiteatro e del teatro, sei colonne di marmo, due leoni anch'essi di marmo, e pilastri con intagli bellissimi. A Pescina rimangno indignati del trattamento riservato a una «colossale statua di marmo di Ercole». Ritrovata qualche anno prima, senza testa, era stata trasportata nel cortile della villa del barone Tomassetti, dove la vedono non solo senza testa ma anche senza gambe e piedi e rovesciata al suolo. Ad Alba Fucens, notano l'anfiteatro e l'ampia cinta muraria. L'antica colonia romana è ancora sepolta. Mastroddi e Mancini propongono scavi per riportare alla luce non solo Alba, ma anche Angizia, Marruvio e Carseoli. Dovette passare oltre un secolo prima che si desse loro ascolto.
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