Vita dietro le sbarre tra speranza e riscatto

14 Febbraio 2018

Gli studenti a contatto con la realtà del carcere, dal tema del sovraffollamento al recupero dei detenuti

L’AQUILA. “Dopo la pena...la vita”. Il Liceo Cotugno riflette sui diritti inviolabili degli uomini e delle donne.
“Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione”: è citando Voltaire che i ragazzi della 3ªC e 3ªD del Liceo Classico presentano il progetto di alternanza scuola-lavoro “Dopo la pena...la vita”, che vede coinvolte anche le classi 4ªB e 4ªC del Liceo delle Scienze Umane. L’attività, attualmente nella prima fase della sua realizzazione, è organizzata in collaborazione con la Camera Penale dell’Aquila, con il Centro Antiviolenza per le donne dell’Aquila e con la testata il Capoluogo.it.
Il percorso ha lo scopo di affrontare le problematiche legate alle diverse funzioni, punitiva e riabilitativa, della sanzione penale e sensibilizzare su vari temi: la vita nel carcere, i princìpi costituzionali di uguaglianza, il diritto alla difesa e la presunzione d’innocenza. Si concluderà con la pubblicazione di reportage.
Abbiamo incontrato alcuni degli studenti partecipanti, Arianna D’Archivio, Giulia Giusti, Francesca Laurenzi, Luigi Colagrande, Dario De Viti e Andreea Badescu, che con estrema chiarezza hanno delineato un argomento tanto delicato quanto complesso.
Quali sono, attualmente, i principali problemi della condizione carceraria?
«I problemi sono tanti, la radice è comune: il sovraffollamento. L’eccessivo numero di detenuti non è obbligatoriamente indice di un’elevata criminalità, ma di una burocrazia lenta; si registra un numero enorme di processi penali pendenti in cui, purtroppo, si ritrovano coinvolti anche innocenti».
Come si può sintetizzare la condizione attuale delle carceri italiane?
«È una condizione in molti casi disumana: dodici in una cella da quattro, stanze buie, condizioni igieniche intollerabili. Può essere questo l’ambiente di rieducazione per i carcerati? Non è trascurando la dignità del singolo che si può sperare in un suo futuro reinserimento nella società. Determinante per la riabilitazione è, inoltre, il supporto psicologico che non può essere garantito dal personale specializzato, insufficiente a fornire sostegno adeguato a ciascun detenuto. A mancare sono anche, nella maggior parte dei casi, momenti per le attività ricreative, un “lusso” concesso solo dalle carceri migliori. È la somma di questi diversi fattori, con le conseguenti ripercussioni a livello psicofisico sui condannati, che fa crescere in maniera pericolosamente vertiginosa il tasso di suicidi».
Quali potrebbero essere i rimedi?
«Occorrerebbe richiamare l’attenzione non solo delle istituzioni, ma della società tutta sulla questione carceraria. Sembra strano, ma a rendere ancora più difficile il percorso del carcerato è l’opinione pubblica che vede le carceri esclusivamente come luogo punitivo, senza pensare alla possibilità per l’ex detenuto di riprendere in mano la propria vita».
Si potrebbe pensare alle carceri luogo di formazione?
«Le ore di formazione professionale permetterebbero al singolo di vivere il periodo di detenzione con umanità e dandogli un senso, anche con l’acquisizione di competenze o titoli di studio da utilizzare nella nuova vita fuori dalle sbarre».
I ragazzi si sono entusiasmati al progetto già dal primo confronto con i rappresentanti degli enti coinvolti e sono ansiosi di scoprire di più sull’argomento. La sensibilizzazione deve partire dai giovani, nonostante questo problema sia all’apparenza lontano. Quale luogo migliore della scuola per iniziare a guardare con occhi diversi e più consapevoli questa realtà?
Melany Travaglia
Alessia De Carolis
Dora Campana
Nora Alaggio
Vera Lazzaro
Beatrice Aquilio
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