Vittime senza colpe, punto fermo «Sentenza choc, ora c’è l’appello»

Dopo l’esclusione del concorso di responsabilità dei deceduti si pensa al ricorso contro l’altro verdetto Nell’estate del prossimo anno dal tribunale sono attese ulteriori risposte sulle morti nello Studentato
L’AQUILA. La “sentenza choc” dovrà essere ribaltata in appello. Ma quella dei giorni scorsi, che torna a condannare Regione, Adsu e tecnici per il crollo della Casa dello studente in seguito al tragico terremoto del 6 aprile, viene considerata un buon segnale. Al netto, ovviamente, di quanto di “buono” si possa trovare in una vicenda così drammatica.
L’ultimo pronunciamento del giudice del tribunale Baldovino De Sensi, sul risarcimento destinato ai familiari di una delle otto vittime dell’edificio di via XX Settembre, si inserisce in un filone diverso da quello della collega Monica Croci, che due mesi fa, relativamente al crollo di via Campo di Fossa, aveva assegnato una percentuale di colpa alle vittime. Resta comunque il fatto che si tratta della prima sentenza relativa a vittime del terremoto dopo quella che, circa due mesi fa, aveva messo nero su bianco il concorso di colpa di chi era rimasto in casa a dormire la notte del sisma.
Stavolta, in pratica, non c’è stato nessun accenno a responsabilità parziali di chi ha perso la vita: il tribunale dell’Aquila ha condannato al risarcimento la Regione proprietaria della struttura, l’Adsu gestore e quattro ingegneri, responsabili a vario titolo dei lavori di ristrutturazione che avevano reso l’edificio meno resistente in caso di calamità. Una richiesta di risarcimento avanzata dai familiari della studentessa originaria di San Giovanni Rotondo, all’epoca 21enne, Luciana Pia Capuano, difesi dagli avvocati Valentina Bozzelli e Arnaldo Tascione.
«Speriamo che Regione e Adsu», commenta Tascione, «pongano fine a questa lite giudiziaria, questa resistenza attraverso cui hanno cercato di negare le loro responsabilità dopo che giudici penali, tribunali, Corte d’Appello e Cassazione, e ora anche in sede civile, hanno accertato la loro responsabilità».
Wania Della Vigna, avvocato che ha intrapreso numerosi processi civili come legale di parenti delle vittime del terremoto, sottolinea che l’ultima sentenza di De Sensi e quella precedente di Croci comunque «appartengono a due filoni diversi. Prendo atto della sentenza pubblicata», commenta Della Vigna, «si inserisce in un filone di processi civili sul crollo della Casa dello studente dove morirono giovani studenti e altri riportarono lesioni. La vicenda civile trae origine dal processo penale per il crollo della Casa dello studente. Questi processi civili, da me intrapresi anni fa come avvocato dei parenti delle vittime e anche come difensore di studenti sopravvissuti, sono stati volti ad accertare in sede civile, le responsabilità di enti quali la Regione Abruzzo proprietaria del bene e dell’Adsu ente gestore, entrambi gli enti anche responsabili per l’operato di dipendenti o di tecnici, condannati in via definitiva dalla Cassazione penale per i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni personali, disastro colposo e crollo di edificio».
La prima sentenza in ordine di tempo del tribunale civile dell’Aquila risale al Ferragosto del 2018 per i familiari di Hussein Hamade, studente di medicina arabo-israeliano conosciuto come Michelone. «Da allora si sono succedute tante altre sentenze civili di condanna con il riconoscimento della responsabilità civile, con relativo obbligo al risarcimento dei danni in via solidale della Regione Abruzzo, Adsu e dei tecnici e dipendenti», ricorda Della Vigna. «Ci sono state anche sentenze di condanna, di risarcimento danni a beneficio dei ragazzi sopravvissuti ai quali è stata riconosciuta la cosiddetta sindrome post-traumatica da stress, in nesso causale con la traumatica esperienza vissuta, obiettivamente idonea a produrre le menomazioni psichiche. Tutte queste sentenze per il crollo della Casa dello studente», conclude l’avvocatessa, «sono approdate in Corte d’Appello su istanza delle parti soccombenti, e si attende il deposito delle sentenze nell’estate del 2023».
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