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«Voglio giustizia per la mia Amina», parla la madre della bimba uccisa da una moto

foto di Antonio Oddi

27 Agosto 2026

Fiori e lacrime sul luogo dell’incidente stradale dove ha perso la vita la piccola, che aveva solo 4 anni. Un dolore indicibile 

LECCE NEI MARSI. «Mi sento ferma. Non so come affrontare tutto questo». Esce di casa e percorre i pochi metri che la separano dal punto esatto in cui la sua bambina è stata investita. Via Madonnina è un via vai di gente. Ci sono i compaesani di Lecce, i compagni di scuola della piccola Amina, le insegnanti, la preside. E i parenti arrivati nella serata di ieri dal Nord Italia. Qualcuno lascia un mazzo di fiori sull’asfalto. Letterine, biglietti, peluches. In alcuni momenti si sentono le urla dei familiari. Saadia Bassam, mamma della bimba di quattro anni uccisa da una moto da cross a una manciata di passi da casa sua, è una donna devastata. «Non può essere che mia figlia non c’è più. Non è possibile».

Sostenuta dal marito, Mourad Moukrim, Saadia racconta infinite volte i secondi fatali che le hanno stravolto la vita. «Amina e il suo fratellino erano usciti per una passeggiata col papà. Io sono rimasta a casa a cucinare», spiega in un italiano perfetto. «Poi qualcuno è venuto a casa e mi ha detto che mia figlia non c’era più. Ricordo di aver solo pensato che non poteva essere vero. Era via da poco più di cinque minuti. E stava bene». Una volta in strada, la donna si è trovata di fronte la bimba senza vita. «Non potevo toccarla. Perdeva sangue, non sapevo cosa fare. L’ambulanza ci ha messo un’ora per arrivare. Non è normale che sia passato tutto quel tempo». Saadia Bassam è un fiume in piena. Soprattutto quando parla del venticinquenne che era in sella alla moto da cross che ha travolto la bambina. «Quel mezzo non era regolare. Voglio che mia figlia abbia giustizia. Non mi arrenderò fino ad allora». Intanto occorrerà trovare la forza per affrontare il lutto e restituire serenità al figlio di 7 anni che era con Amina e il papà al momento dell’incidente.

Soprattutto per lui bisognerà mantenere vivo il ricordo di un angelo volato via troppo presto. «Una bambina speciale», dice la madre tra le lacrime. «Era una bambina educata. Le piaceva truccarsi. E voleva sempre scegliere i suoi vestiti. Qui a Lecce ci conoscono tutti. Facciamo una vita normale, tra casa e scuola. Io ho sempre portato i miei figli al parco, siamo una piccola comunità». E quella stessa gente con cui condividono la quotidianità, oggi gli dimostra vicinanza in un momento di indicibile dolore. Ieri mattina, alle 10, negli uffici della Procura di Avezzano, il pm incaricato del caso, Marianna Proietti, ha formalmente conferito l’incarico al consulente Ildo Polidoro per l’autopsia di Amina Moukrim. I fatti risalgono a martedì. La bimba di quattro anni è stata travolta da una moto da cross in via Madonnina, a Lecce nei Marsi, mentre passeggiava assieme al papà e al fratello maggiore. In sella alle due ruote V.C., 25enne di Lecce, anche lui residente nelle stessa strada.

In Procura erano presenti gli avvocati Berardino Terra e Stefano Guanciale, assunti dalla famiglia della vittima. Ieri alle 15 lo specialista nominato dal magistrato ha eseguito gli accertamenti irripetibili. Avrà 90 giorni di tempo per riferire nel merito delle cause, dell’epoca e delle circostanze che hanno portato al decesso della minore. In serata la salma della bambina è stata restituita ai familiari, che ora potranno volare in Marocco, Paese d’origine dei genitori, dove saranno celebrati i funerali della piccola Amina. Si procede per omicidio stradale. L’unico indagato è il venticinquenne alla guida della moto da cross, abusiva su strada pubblica. Il giovane non poteva circolare con un mezzo che, per natura, non è omologato alla viabilità ordinaria, sprovvisto di assicurazione, targa, luci e specchietti.

La madre della piccola, Saadia Bassam, ha riferito che «dopo l’investimento, la persona che guidava la moto ha cercato di allontanarsi con il mezzo, proprio perché irregolare, per sostituirlo con un altro assicurato». Concetto ribadito dal marito ai microfoni della Tgr Abruzo. Ma è tutto da dimostrare. A suffragare il racconto esisterebbe un video girato da uno dei presenti in quei momenti concitati. I militari di Gioia dei Marsi, nei momenti successivi alla tragedia, hanno sottoposto il venticinquenne all’alcol e al drug test, entrambi negativi.

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